Possiamo fidarci dei cicli finanziari? di Gian Piero Turletti

POSSIAMO FIDARCI DEI CICLI FINANZIARI?

CICLI DI ARMSTRONG, QUADRATURE SPAZIO/TEMPORALI, ED IMPORTANZA DEL TREND

Intervista a Gian Piero Turletti

Autore Magic box in 7 passi

 

Cosa pensa dei cicli come metodo di proiezione di minimi e massimi?

Il termine ciclo, in realtà, originariamente non si riferiva ai fenomeni finanziari, ma fisici, ed indicava un intervallo tra i due picchi consecutivi più bassi di un fenomeno.

Per trasposizione, è divenuto frequente utilizzare questo concetto anche sui mercati finanziari, e molti lo utilizzano come intervallo temporale rilevante, peraltro non necessariamente solo tra due minimi, ma anche tra due massimi, o tra un minimo ed un massimo.

Che, quindi, esistano dei cicli è evidente, ma il problema è individuare se esistano e quali siano quei cicli, come dire, affidabili, poiché di durata ripetitiva nella dinamica dei mercati.

E tali cicli esistono?

In realtà, i mercati hanno una natura dinamica, che quindi porta a cambiare la durata di questi cicli.

Più si va verso il lungo termine, comunque, minore è tale variabilità, ma non è escluso che anche i cicli lunghi possano cambiare durata.

Può farci un esempio di ciclo lungo ed analizzarlo, in modo da comprendere se utilizzabile o meno?

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Un esempio in tal senso è il ciclo di Armstrong, dato dal numero noto come pi greco, 3,14, moltiplicato per 1000, che porta a 3140.

Possiamo utilizzare questo intervallo di tempo, facendolo partire da rilevanti massimi e mimimi di mercato, ed applicarlo anche ad intervalli minori, espressi tramite alcuni rapporti percentuali rilevanti, cioè il 50 ed il 61,8 per cento, sempre facendo partire tali intervalli da precedenti minimi e massimi rilevanti.

Il risultato è che talora tali percentuali corrispondono all’individuazione di minimi o massimi rilevanti, ma anche in questo caso sono evidenti due elementi, da non sottovalutare.

Il fatto che talune volte questi cicli abbiano funzionato, non significa che funzionino sempre.

Inoltre, essendo cicli lunghi, ne consegue che non si possano usare per cogliere gli altri rilevanti minimi e massimi, che nel frattempo si vanno formando, né che segnalino necessariamente inversioni dei trend primari.

Ecco un esempio tratto proprio dall’utilizzo del ciclo di Armstrong.

Utilizzo un indice, come lo S & P 500, perché dotato di un lungo storico, su cui calcolare i cicli di Armstrong.

Il massimo formatosi nel 2015 si trova ad una distanza di circa 3140 sedute dal minimo di lungo termine formatosi nel 2002, quindi ad una distanza pari al 100 per cento del ciclo.

Inoltre questo massimo si trova ad un intervallo pari a circa il 61,8 per cento di 3140 sedute dal massimo del 2007, e ad un intervallo pari a circa il 50 per cento dal minimo del 2009.

Possiamo quindi dire che convergevano sul massimo del 2015 diversi intervalli, desunti dal ciclo di Armstrong.

Qualcuno preferisce parlare di ciclo di 7 anni e 7 mesi, che approssima il ciclo di Armstrong, espresso in numero di barre mensili.

Ma la prima considerazione è che questi cicli, in quanto tali, non ci dicono se il trend si sia invertito.

Se, infatti, assistessimo nei prossimi mesi a minimi e massimi crescenti, potremmo dire che non si è verificata un’inversione di lungo.

Inoltre, per applicare la prossima volta questi cicli, dovremmo aspettare molto tempo, almeno un periodo pari a circa almeno 1570 giorni, cioè metà ciclo, il che rende difficilmente operativo il ciclo stesso.

Inoltre, possiamo con tale ciclo conoscere anticipatamente, ammesso che quello del 2015 sia stato un massimo di lungo termine, quando si formerà il prossimo minimo rilevante di lungo?

Se la risposta a tale domanda è positiva, allora significa che deve esserci una ripetitività nell’intervallo che porta alla formazione di un minimo o massimo rilevante.

Andando a verificare, si nota quanto segue:

sullo S & P 500 lo storico evidenzia la formazione di due minimi rilevanti, nel 2002 e nel 2009.

L’intervallo di tempo dai rispettivi massimi di lungo termine è il seguente:

il minimo del 2002 dista 638 sedute dal massimo del 2000, mentre il minimo del 2009 dista 355 barre giornaliere dal massimo del 2007, come notiamo intervalli decisamente diversi, e peraltro non corrispondenti a particolari percentuali di ritracciamento, rispetto al ciclo di Armstrong.

Ma proviamo ad andare a misurare l’intervallo tra due successivi minimi:

in effetti, l’intervallo tra il minimo del 2002 e quello del 2009 è di 1612 sedute che corrisponde circa al 50 per cento del ciclo di Armstrong, ma se consideriamo la distanza temporale tra il minimo del 2002 ed un principale minimo rilevante, dobbiamo risalire almeno al minimo del 1990, che dista circa 3000 sedute.

Come notiamo, quindi, gli intervalli possono essere decisamente variabili, e non corrispondere necessariamente a determinati cicli, o percentuali significative di questi ultimi.

Certo, talora la cosa può succedere, come sui massimi del 2015, e quando coincidono diversi cicli, o percentuali significative dei medesimi, la probabilità della formazione di un minimo o di massimo cresce, ma, come notiamo, la variabilità e la lunghezza eccessiva di certi intervalli non consente una facile operatività.

Anche per questo ho ideato il metodo Magic box, che tiene conto della variazione degli intervalli temporali.

Volevo infatti ideare un metodo che proiettasse aree di prezzo obiettivo e setup temporali, senza tener in alcun conto la possibilità di cicli predeterminati.

Praticamente, per Magic box sono solo i prezzi autonomamente a definire i rispettivi cicli, in modo variabile.

Ne consegue che con questo metodo si potevano prevedere i vari minimi/massimi di breve /medio/lungo termine sui diversi mercati, senza usare intervalli temporali fissi, ed anche considerando la possibilità di cicli variabili.

Ci può fare un esempio in tal senso?

Usando Magic box sullo S & P 500, risultava una perfetta quadratura spazio/temporale a maggio 2015, e da lì i corsi hanno iniziato a scendere.

Analoghi risultati si potevano cogliere in altre circostanze e su mercati diversi, che hanno cicli diversi.

Ma veniamo ora al fattore trend-

Perché, a suo avviso, se il massimo del 2015 corrisponde ad un top in base a diverse analisi, come i cicli di lungo termine di Armstrong, ed in base allo stesso Magic box, lei tuttora non considera archiviato il trend pluriennale di lungo termine?

Proprio per i motivi anticipati all’inizio di questa intervista.

Un metodo ciclico ci può al massimo dire solo se siamo in presenza di un potenziale top o bottom di mercato, ma non ci dice se effettivamente il top o il bottom si è realmente formato.

Un metodo come Magic box, invece, consente di definire sia aree di prezzo e setup temporali, che di monitorare il trend, e solo nel caso in cui questo si inverta effettivamente, ce lo segnala.

Nel caso dei massimi di maggio possiamo quindi dire che alcuni cicli ed il metodo Magic box indicavano la probabilità della formazione di un top di un certo rilievo, ma che questo rappresenti anche un massimo di lungo termine, da cui poi si inverte anche il trend pluriennale, non è scontato.

Ovviamente, il trend avrà sempre un’importanza prevalente.

Personalmente, amo fare l’esempio del navigatore satellitare.

Se anche molte volte ha indicato la strada giusta, potrebbe succedere che una modifica delle condizioni stradali, ad esempio una strada interrotta, comporti una modifica del tragitto.

La stessa cosa avviene sui mercati.

I metodi proiettivi indicano la probabile via, poi però bisogna seguire gli effettivi segnali di svolta.

Ad oggi, quindi, siamo ancora in un trend rialzista, e quale tipo di segnale sta prevalendo?

Bisogna sempre distinguere tra trend di breve, medio e lungo termine.

Considerando quest’ultimo, cui abbiamo essenzialmente dedicato le presenti analisi, posso dire che ancora non è intervenuto un segnale di inversione del trend pluriennale.

Occorre attendere alcune conferme, per una ripresa chiara in ottica di medio termine, ma i segnali giunti dai mercati sono, nel frattempo, rialzisti, anche se, ripeto, necessitano di alcune conferme.

Li approfondirò in successive analisi.

 

 

 

I risultati delle previsioni presenti in questo articolo si basano su calcoli statistici spiegati negli ebook pubblicati da ProiezionidiBorsa ed elaborati sulla base dello storico dei prezzi a disposizione. (Ricordiamo, inoltre, di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo e alle responsabilità dell'autore, consultabili QUI»)

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