Politica economica: quale futuro? Intervista a Gian Piero Turletti

ANALIZZIAMO LE MISURE ECONOMICHE GOVERNATIVE: QUALI PROSPETTIVE?
Qualche analista ha definito la politica economica governativa come liberale, ma personalmente non condivido tale indicazione.
In ambito economico una politica autenticamente liberale si impernia sulla riduzione della pressione fiscale, mentre quella governativa è semmai una politica più incentrata sulla redistribuzione del reddito.
In altri termini, si aumenta la pressione fiscale da un lato, per trovare adeguate risorse per ribassarla dall’altro.
Non dobbiamo infatti dimenticare misure come l’incremento delle accise sui carburanti, o l’incremento al 26% dell’aliquota sulle rendite finanziarie.

AUMENTO DELLA IMPOSTA SULLE RENDITE: COSA NE PENSA?
Complessivamente, ritengo che una politica di rilancio economico non possa basarsi su una parziale riduzione della pressione fiscale in alcuni ambiti, peraltro a discapito di altri, in cui invece è incrementata.
Per un effettivo rilancio economico occorrerebbero sicuramente più risorse di quante l’esecutivo ne abbia “messe in campo”, e senza peraltro aumentare la pressione fiscale in altri ambiti.
In particolare, poi, l’incremento al 26% dell’aliquota sulle rendite provoca difficoltà a tutte le società che ricorrono all’emissione di obbligazioni per finanziarsi.
Si assiste quindi ad una politica che nelle intenzioni mira a rilanciare imprese e sviluppo, ma che, per altro verso, mette in atto misure che certo non vanno in questa direzione.
Infatti armonizzare a livello europeo le aliquote in materia finanziaria, spinge gli investitori a ricercare occasioni di investimento a più elevato rating, indirizzandoli verso società estere.

QUALE POTREBBE ESSERE UNA SOLUZIONE ALTERNATIVA?
Passare da una riforma dei trattati europei, che consenta allo stato di creare moneta, con la quale finanziare sviluppo e defiscalizzazioni,ma senza ricorso al’indebitamento presso una banca centrale.
Infatti il vero motivo per cui per un verso si riduce la pressione fiscale, e per altro verso la si incrementa, è di copertura, cioè l‘insufficiente quantitativo di risorse finanziarie, di cui dispone l’esecutivo, in assenza di strumenti di politica monetaria, attualmente vietati dai trattati europei.
Ma se tale copertura ricorresse all’emissione di nuova massa monetaria, il problema si risolverebbe.

ED IL RISCHIO INFLAZIONE?
A parte il fatto che semmai il rischio attuale è la deflazione, va detto che la questione è analoga al taglio delle fette di torta.
Se tagliamo la stessa torta in 10 fette, invece di 5, la quantità di torta presente in ogni fetta è la metà.
Ma se tagliamo in 10 fette una torta grande il doppio, la quantità di torta presente in ogni fetta sarà sempre la stessa.
Le fette di torta rappresentano la massa monetaria, e la grandezza della torta rappresenta il controvalore in beni e servizi prodotti da uno stato.
Se, quindi, si incrementa la quantità di moneta presente in un sistema economico, e questa stimola la produzione di un maggior controvalore in beni e servizi, la nuova moneta non avrà effetti inflattivi.
Se, infatti, dalla creazione di nuova moneta deriva la realizzazione di un proporzionato incremento di beni e servizi, avremo un effetto calmieratore di effetti inflattivi, ma con un effetto positivo sulla crescita economica.

COSA ASPETTARSI, QUINDI, DALLA SITUAZIONE ITALIANA?
Attualmente possiamo dire di essere forse usciti dalla recessione, per trovarci in una situazione di stentata ripresa.

INFINE, UNA DOMANDA DI PIU’ DIRETTO INTERESSE PER GLI INVESTITORI: DAL PUNTO DI VISTA ECONOMICO, COME SONO MESSI I PRINCIPALI MERCATI AZIONARI INTERNAZIONALI?
Anche a prescindere dall’impostazione tecnica di lungo termine, come indicato in un mio recente articolo, ed anche a prescindere dalle prospettive sulla crescita degli utili medi relativi ai vari mercati, la tendenza continuativa ad una riduzione dei rendimenti obbligazionari dei paesi di riferimento, determina in molti modelli econometrici un calcolo del fair value sempre più elevato, fattore che contribuisce a sostenere, nel lungo termine, i listini.

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