Plastic e sugar tax: cosa succede?

Abbiamo visto nell’articolo di ieri come non sempre provvedimenti legislativi ed amministrativi sortiscano gli effetti sperati.

Anzi, spesso si verificano conseguenze opposte rispetto agli obiettivi prefissati, compresi effetti controproducenti per l’economia locale o nazionale, come nel caso degli ormai famosi blocchi del traffico.

Lo dicono analisi oggettive, basate su metodi quantitativi.

E sempre a tale proposito, alcune notizie di questi giorni stanno confermando situazioni negative, complici anche due tasse volute dal governo Conte, le famigerate plastic e sugar tax.

Queste due forme di imposizione fiscale avevano un duplice scopo, sia in termini di welfare, di benessere generale, che economici.

Per un verso dovevano costituire un disincentivo all’uso di sostanze zuccherate e di contenitori in plastica.

Sono infatti noti gli effetti negativi per la salute che lo zucchero può comportare, con tutto quel che ne consegue anche in termini di costi della sanità pubblica.

Mentre gli involucri in plastica costituiscono componente non indifferente dell’inquinamento ambientale.

Sotto tale profilo, è però evidente che queste tassazioni non possono influire nella stessa misura su fasce di popolazione con redditi molto diversi.

Tassazione e ricchezza

E’ del tutto evidente che chi voglia continuare ad usare determinate sostanze, difficilmente possa essere condizionato da incrementi di costo, se dispone di un reddito economico elevato.

Ma plastic e sugar tax avevano anche un’altra finalità.

Anzi, probabilmente l’esecutivo puntava soprattutto a questa.

Nell’intento di scongiurare l’entrata in vigore delle clausole relative all’incremento dell’Iva, si è cercata ogni forma di incremento delle pubbliche entrate, tra cui, appunto, plastic e sugar tax.

Un conto è attuare politiche economiche in un sistema chiuso, senza scambi con l’esterno, ben altro conto è implementarle in un sistema aperto.

Infatti l’incremento di entrate si può considerare scontato, solo a determinate condizioni, soprattutto due.

Un incremento della pressione fiscale si accompagna ad un incremento delle entrate pubbliche se le attività, cui si applica, non chiudono, né si trasferiscono all’estero.

Ma cosa succede se, invece, le attività chiudono, per eccessiva pressione fiscale, oppure decidono di trasferirsi all’estero?

Evidentemente si rischia non solo un mancato incremento di entrate ma, anzi, una loro diminuzione.

Infatti la chiusura di attività economiche, o la loro dislocazione in altro Stato, comporta non solo mancati introiti relativi alle nuove disposizione fiscali, ma anche una diminuzione degli introiti fiscali.

Effetti della plastic e sugar tax

Ed è quanto si sta verificando.

E’ infatti notizia di questi ultimi giorni la decisione della Coca Cola di spostare gli stabilimenti detenuti in Sicilia.

A livello nazionale, si va quindi configurando quello che molti economisti paventavano, con un rischio di consistente riduzione della base imponibile.

Tra pochi giorni si terranno importanti elezioni regionali anche in una regione, l’Emilia Romagna, che potrebbe costituire un importante test a livello politico nazionale.

E proprio in questa regione molte aziende, che risentono negativamente delle nuove forme di imposizione fiscale, potrebbero decidere di trasferirsi o di chiudere.

Plastic e sugar tax, ancora una volta, dimostrano quindi come determinati strumenti rischino di produrre effetti diversi, anzi diametralmente opposti, rispetto agli scopi che si prefiggevano.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

Consigliati per te