Pillola abortiva Ru486. Che cos’è e perché se ne sta parlando tanto?

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In questi ultimi giorni si parla moltissimo della pillola abortiva, o Ru486. Ma che cosa è? E perché non si sente parlare d’altro?
Vediamo insieme che cosa sta succedendo.

Cominciamo con lo specificare che un’interruzione volontaria di gravidanza (o IVG) non è mai una scelta facile per una donna. Può decidere di ricorrervi a seguito di una violenza sessuale o per motivazioni economiche che non le permetterebbero di portare a termine la gravidanza. Ricorrere o meno alla IVG è una scelta personale della donna. Avere la possibilità di ricorrervi non significa che se non volete farlo sarete costrette ad abortire. La libertà di scelta è un diritto di base e deve essere garantito in uno stato di diritto.

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Pillola abortiva Ru486: che cos’è?

La pillola abortiva Ru486 è un farmaco che induce un’interruzione di gravidanza. Contiene mifepristone, un principio attivo che blocca la produzione di progesterone. Bloccando il progesterone, rende l’utero della donna “inospitale” per l’embrione. Molto efficace nei primi due mesi di gestazione, la pillola non è invasiva e gli effetti collaterali sono estremamente rari. Solo nello 0.04% dei casi si deve ricorrere all’ospedalizzazione e solo nello 0.05% dei casi si ha bisogno di trasfusioni di sangue. Praticamente qualunque donna l’abbia utilizzata sperimenterà sintomi simili a quelli del ciclo mestruale. Solo più intensi. Dolore addominale, crampi e sanguinamento per una decina di giorno, massimo due settimane. Per sapere come ottenerla, vi rimandiamo a questo articolo.

Perché se ne sta parlando tanto?

Da qualche giorno, tutti i giornali stanno riportando notizie legate alla pillola abortiva. Ma perché?

Solo qualche mese fa, la neo governatrice della regione Umbria, Donatella Tesei, aveva annunciato che per l’assunzione della pillola abortiva sarebbe stato necessario il ricovero in ospedale per almeno tre giorni. Questo aveva fatto insorgere diverse associazioni per i diritti delle donne e non solo. Intervistata in radio, Donatella Tesei aveva fatto intendere di non avere le idee chiarissime sulla questione. Nell’intervista, infatti, ripete più volte come il ricovero fosse volto ad aumentare la tutela della salute della donna che richiedesse l’IVG tramite Ru486. Peccato che, come hanno fatto notare gli intervistatori, la governatrice non avesse dati specifici sull’effettiva pericolosità di assumere la pillola abortiva senza ricovero. E di come in realtà non ce ne siano proprio.

Secondo la governatrice Tesei, la linea da lei dettata derivava dall’osservanza delle linee guida sull’utilizzo della Ru486. Dieci anni fa, infatti, dopo l’approvazione della Ru486 come farmaco per l’IVG, si consigliavano tre giorni di ricovero dopo l’assunzione. Ma mai nessuno l’aveva reso obbligatorio. Fino ad oggi.

Cosa è cambiato

Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha però ribaltato la decisione della governatrice umbra. A supporto, anche il parere del Consiglio superiore di sanità. Cambiano così le linee guida dopo dieci annni. L’aborto farmacologico con Ru486 sarà possibile fino a 63 giorni di gestazione. Si supera così il precedente limite della settima settimana, portandolo alla nona. La pillola potrà essere somministrata in consultorio o in ambulatorio e dopo mezz’ora la donna potrà andare a casa.

Che significa questo per le donne? Una vera rivoluzione. Sì, perché lo stigma dell’aborto in molti ambienti purtroppo rimane.

Sono infiniti i casi in cui una donna potrebbe decidere di interrompere la gravidanza. Grazie a queste nuove linee guida, potrà farlo insicurezza, senza subìre interventi invasivi (e molto più rischiosi) e con discrezione. Non potranno farne ricorso donne con problemi di ansia, con bassa soglia del dolore o che vivono in condizioni igieniche precarie. Per loro resta consigliato l’aborto chirurgico.

Dopo due settimane dall’assunzione, è prevista una visita di controllo.

Per lo Stato, invece, significa abbattere di molto i costi relativi alle interruzioni di gravidanza chirurgiche. Nonché i rischi ad esse legati.

Pillola abortiva Ru486: come funziona in Europa

C’è da dire che l’Italia è molto indietro sul tema rispetto ai vicini europei. Nel continente, il ricorso all’IVG con Ru486 avviene nel 90% dei casi. Di fatto, gli aborti chirurgici stanno scomparendo a causa dei costi, dell’invasività dell’operazione e delle conseguenze fisiche e psicologiche per la donna che decide di sopporvisi. In Italia, invece, solo il 20% dei casi di IVG viene trattato con il farmaco.

Legge 194: le falle

Inomma, con l’annuncio del Ministro, sembra che questo Paese abbia fatto un ulteriore passo avanti nella tutela della salute della donna. Il primo era stato fatto con la Legge 194 del 1978. La legge che rende legale l’interruzione volontaria di gravidanza. Da allora, il numero di IVG è calato drasticamente. Oggi solo 6 donne su 1000 si sottopongono ad una IVG. Prima, si parlava di 17 donne ogni 1000. Una riduzione di oltre il 60% e in continuo calo. Complice anche una migliore informazione e disponibilità di contraccettivi sul mercato (prevarvativi, pillola anticoncezionale, anello, cerotto ecc).

Sebbene l’Italia sia uno dei Paesi con il più basso tasso di ricorso a IVG in Europa, il numero di medici e anestetisti obiettori rimane molto alto. Parliamo di una media del 70% su tutto il territorio nazionale. Con picchi del 96% in Molise.  L’abuso della dichiarazione di obiezione di coscienza, rischia di mettere a repentaglio la salute della donna. Il ricorso a pratiche clandestine è ancora oggi molto diffuso, in particolare tra le donne straniere.

L’utilizzo della pillola abortiva Ru486, insieme a progetti educativi mirati per le nuove generazioni, potrebbe ridurre ancora di più il numero di IVG.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze a riguardo, consultabili qui»)

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