PIL USA in flessione ma la recessione è esclusa

La crescita del PIL USA al 3.4% rimane dato ragguardevole e segno di grande potenza economica, ma c’è un ma.

Oltre ad essere sotto il precedente e le attese entrambi dati a 3.5% quello che suscita qualche preoccupazione è l’inizio di un trend discendente.

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Dal picco estivo del +4.2% si è scesi già per due volte.

Chi però già parla di recessione è completamente fuori strada.

Nel contempo non si piò ignorare che il contesto globale potrebbe fare sì che la discesa della crescita del PIL USA si riveli più repentina di quanto atteso dalla FED e da molti economisti che ne hanno appoggiato le mosse.

Non a caso proprio ieri sostenevamo che la possibilità di vedere due rialzi dei tassi di interesse da parte della FED sicuri nel 2019 era possibilità tutta da verificare.

E infatti…

Trump e FED chi ha ragione? Entrambi

Trump ora potrà dire di avere avuto ragione nell’attaccare la Fed colpevole a suo dire del cattivo umore delle borse e propinatrice di un rallentamento economico che si sta manifestando, seppur lievemente.

D’altro canto Powell potrà dire di avere correttamente sfruttato una fase ancora forte della crescita economica per ridotare la FED della strumentazione dei tassi di interesse attivi.

Chi ha ragione ? Probabilmente entrambi. Diamo però la preferenza a Powell che è meno preoccupato dei sondaggi di opinione di brevissimo periodo che invece giornalmente assillano la Casa Bianca ed il suo inquilino.
Portando spesso view e decisioni a un  target temporale troppo breve per essere veramente quello migliore.

Tabella giornaliera dati macroeconomici USA

La tabella giornaliera dei dati macroeconomici USA ci fornisce un quadro composito e variegato.

E’ innegabile però che il numero dei dati usciti sotto le attese sia significativamente più rilevante rispetto alle abitudini degli ultimi tempi.

    Ordinativi di beni capitali (escluso difesa e settore aereo) (Mensile) -0,1%   0,8%
    Principali ordinativi di beni durevoli (Mensile) (Nov) -0,3% 0,3% 0,4%
    Indice PCE dei prezzi principali (3° trim.) 1,60% 1,50% 2,10%
    Profitti delle Società (Trimestrale) (3° trim.) 3,5% 3,3% 3,3%
    Ordinativi di beni durevoli (Mensile) (Nov) 0,8% 1,6% -4,3%
    Beni Durevoli esclusi mezzi per la difesa (Mensile) (Nov) -0,1%   -1,4%
    PIL (Trimestrale) (3° trim.) 3,4% 3,5% 3,5%
    Indice dei prezzi PIL (Trimestrale) (3° trim.) 1,5% 1,4% 1,4%
    PIL, vendite (3° trim.) 1,0% 1,2% 1,2%
    Ordinativi di merci (ecluso difesa e settore aereo) (Mensile) (Nov) -0,6% 0,2% 0,5%
    Indice dei prezzi per spese personali (3° trim.) 1,6% 1,9% 2,0%

Beni durevoli così così: hard landing nel 2019?

La conferma che potremmo andare incontro ad un hard landing dell’economia americana nel 2019 ci viene principalmente dai vari dati sui beni durevoli.

Sì è vero, si è passati dal -4.3% precedente a un +0.8% ma nella bilanciatura stagionale era atteso un +1.6% che è stato mancato per la metà…e non è poco.

Se poi consideriamo che il dato sui principali ordinativi di beni durevoli pubblicato si è fermato a -0.3% versus +0.3% possiamo immaginare l’agitazione che ora muoverà Trump nelle sue prossime mosse.

Le borse potrebbero scommettere sui dati negativi

Probabilmente solo per un rimbalzo di breve ma non è da escludere che qualche operatore ora scommetta sul fatto che la FED si vedrà costretta a mutare i propri piani di rialzo dei tassi per il 2019.

Credo però che al riguardo non vi saranno conferme ufficiali da parte della FED almeno sino a febbraio.

Pertanto  è lecito pensare che questa idea possa circolare tra gli operatori più per fornire lo spunto per un rimbalzo che non per dare una vera base su cui invertire il trend.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili QUI»)

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