Pil: Brexit o paura? Di Gianluca Braguzzi

E’ da poco uscito il dato del PIL britannico a un ragguardevole (rispetto all’Italia)+2% ma inferiore alle attese posizionate a +2.1%.
Un dato negativo così vicino al referendum sulla Brexit non potrà che avere effetti importanti. In grado di spostare due o tre punti percentuali che vista l’incertezza saranno decisivi. Dipenderà tutto da chi saprà sfruttare meglio questo dato.
I fautori della Brexit avranno vita facile nel dare addosso alle politiche UE incapaci di dare stabilità al ciclo economico di tutto ciò che non è tedesco.

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I loro avversari tenderanno ad enfatizzare che uscendo dall’UE si andrà incontro ancora a dati peggiori, all’incertezza. Faranno dunque leva sulla pura sulla naturale tendenza britannica a conservare piuttosto che innovare.
Per vincere dunque i proponenti la Brexit dovranno sconfiggere la paura con le stesse armi abituali di chi cercherà di diffondere i timori: ovvero il ritorno alle tradizioni britanniche, l’amor patrio e quant’altro serva a rassicurare i suddetti sul fatto che l’uscita dall’UE porterà forza e sicurezza e non isolamento e povertà.
Se riusciranno a scendere dal piedistallo e a fare gli ultimi giorni di campagna facendo leva sui sentimenti patriottici e di rassicurazione intrinseci ai valori tradizionali la vittoria della Brexit sarà sorprendente. Se viceversa si s’ostineranno a fare leva solo sulla negatività del ciclo e le inefficienze dell’euro regaleranno la vittoria ai loro avversari che chiaramente nutrono le loro chance proprio attingendo a paura e incertezza.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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