Piazza Affari, spread e Btp: cosa attendere con il governo giallorosso?

Spread in calo come anche il rendimento del Btp. Piazza Affari festeggia, per ora, il nuovo governo giallorosso. Ma dopo cosa attendersi?

La panoramica

Spread in continuo calo che a metà mattinata tocca quota 149 mentre il rendimento del Btp lo accompagna arrivando a 0,87%. Per il futuro il trend dovrebbe continuare in questa direzione. Il motivo è semplice. La presenza di Btp nelle banche italiane è sempre stata notevole (si parla di qualcosa come  400 miliardi di euro). In caso di spread in aumento si verifica, per le banche, una minusvalenza in portafoglio con conseguente calo delle quotazioni. Viceversa quando i bond italiani salgono sul prezzo (e contemporaneamente i rendimenti scendono) i titoli bancari riprendono vigore.

BTP e crisi di governo

Il paradosso si verifica quando si aprono le crisi di governo. A meno di qualche eccezione, solitamente il cambio ha sempre giovato a Piazza Affari, ma più di tutti lo ha fatto in quest’ultima occasione. La crisi aperta dall’allora ministro degli interni Matteo Salvini, permetteva, seppur tra mille incognite, la caduta di un governo gialloverde, da sempre inviso ai mercati. Dopo le prime giornate, in cui si pensava ad un salto del differenziale a 300 punti, i mercati hanno iniziato a scommettere verso un’alleanza M5S-PD.

Banche e crisi

A tutto vantaggio del Ftse Mib, degli aumentati acquisti sui BTP e, in contemporanea, dei titoli delle banche italiane. Ora, partendo dal presupposto che le previsioni si sono rivelate giuste, se ne deduce che gli asset vincenti siano stati finora questi. A decidere però le sorti effettive, saranno la concretezza dei provvedimenti sul tavolo. La prima intenzione del nuovo esecutivo è quella di un drastico cambio di rotta sulla flat tax, di una revisione di quota 100 ma anche di un cambio dei decreti sicurezza.

Cosa piace ai mercati

Piace anche l’idea di rilancio del piano industria 4.0 che ricorda le parole di Graziano Del Rio, capogruppo Pd alla Camera e fautore della nuova squadra, per un’alleanza con le imprese. Ma nell’occhio del ciclone resta sempre la prossima manovra economica il cui scopo sarà evitare l’aumento dell’Iva. Il problema? Nonostante il cambio della guardia ai vertici, la Lega ha ancora in mano la presidenze delle commissioni economiche. Ed è difficile che una manovra che, orientativamente si aggira sui 30 miliardi, osteggiata dalla Lega perché con tutta probabilità risponderà alle direttive di Bruxelles, possa essere accettata senza discussioni.

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