Piaggio, l’Unione Europea difende l’unicità della Vespa

La Vespa della Piaggio non si tocca, è uno dei più importanti simboli del design italiano, è una vera icona di stile dal 1946. Il Gruppo Piaggio fondato nel 1884 a Pontedera in provincia di Pisa continua incessantemente la lotta alla contraffazione, bloccando questa volta un’azienda cinese.

L’invalidity division dell’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO) ha dichiarato nullo il design registrato da un soggetto di nazionalità cinese. Questa azienda aveva utilizzato tale registrazione per giustificare la produzione di scooter simili a Vespa ed esposti al salone milanese delle due ruote. Durante EICMA 2019, infatti, Piaggio era stata costretta a far rimuovere tali scooter dalle autorità competenti dell’ente Fiera.

Nel giustificare la decisione, l’invalidity division dell’EUIPO ha dichiarato che il design del soggetto cinese era incapace di suscitare un’impressione generale differente rispetto a quello registrato della Vespa Primavera. Si tratta dunque di un illecito tentativo di riproduzione dei suoi fregi estetici.

In due anni vinti 50 procedimenti di opposizione a tutela di Vespa

Il design della Vespa Primavera è stato registrato dal Gruppo Piaggio (MIL:PIA) nel 2013, a tutela del valore artistico della forma di Vespa, icona di stile dal 1946. La prima versione di quello che sarebbe diventato un classico intramontabile esordì nel 1968 e fu una vera e propria rivoluzione. Vespa Primavera è la due ruote protagonista dei nostri tempi, è giovane, agile, innovativa, attenta alla salvaguardia dell’ambiente.

Da anni il gruppo Piaggio combatte la contraffazione, con il costante monitoraggio delle banche dati di design e marchi registrati a livello internazionale. L’azienda ha ottenuto la cancellazione di oltre 50 marchi registrati da terzi negli ultimi due anni. E proprio grazie a questo lavoro e ai procedimenti di opposizione instaurati da Piaggio.

Il Gruppo Piaggio ha riavviato i motori dei propri stabilimenti italiani il 4 maggio scorso dopo il lockdown, con tutti gli accorgimenti necessari a tutelare la sicurezza e il diritto alla salute dei propri dipendenti.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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