Petrolio Usa di nuovo sotto pressione: i titoli a rischio fallimento

Come è noto le quotazioni del barile stanno registrando forti volatilità. In particolar modo il petrolio Usa è di nuovo sotto pressione. I titoli a rischio fallimento.

La tempesta perfetta

Il crollo del petrolio rappresenta una problematica che investe non solo il Brent, nonostante i tagli decisi dall’Opec+ che saranno attivi già da questo venerdì (e in alcuni casi anche prima). Le difficoltà si affacciano anche sul Barile a stelle e strisce, la cui produzione risulta essere più dispendiosa rispetto a quella del suo collega. Sul fronte della domanda le cose non sembrano andare meglio. La tempesta perfetta ha travolto anche un titolo italiano. Non certo a rischio fallimento, Tenaris deve però registrare un calo degli impianti di perforazione statunitensi. Calo che secondo gli analisti di Mediobanca Securities impatterà negativamente sugli utili.

Le quotazioni del barile

Guardando al numero degli impianti, dati di Baker Hughes suggeriscono un calo continuato che nel giro di un anno è arrivato a cancellare 526 strutture. E che potrebbe continuare anche nei prossimi mesi. Un elemento, questo, sintomatico della situazione sul mercato Usa. Il crollo delle quotazioni del barile visto la scorsa settimana ha portato, come è noto, i prezzi in territorio negativo per la prima volta nella storia. Prima, ma con ogni probabilità non ultima.

Perché il petrolio sta scendendo?

Il petrolio infatti adesso è nuovamente tornato sotto pressione. Alle 10 (ora italiana) la quotazione del Brent non superava i 20,25 dollari al barile mentre il Wti il 14,65. Entrambi in calo rispettivamente dell’1,3% e del 2,3%. Ma perché il petrolio sta scendendo? I siti di stoccaggio stanno raggiungendo i limiti di capienza massima. E se le raffinerie non accetteranno più petrolio, la materia prima non servirà a nulla. In altre parole: non solo non c’è più posto dove metterlo, ma nemmeno a chi venderlo. La domanda che resta da fare è: quanto tempo rimane prima che sia tutto al completo e non si saprà, letteralmente, dove mettere le riserve? Difficile stabilirlo ma di sicuro il margine di tempo è estremamente limitato.

Petrolio Usa di nuovo sotto pressione: i titoli a rischio fallimento

Cosa fare in una situazione del genere? La prima risposta che viene in mente, e finora l’unica possibile, è: non estrarre più petrolio. Ma questo porterebbe con sé una serie di bancarotte a catena. Soprattutto per i piccoli produttori indipendenti, visto l’alto livello di indebitamento del settore. Ecco perché, con il petrolio Usa di nuovo sotto pressione ci sono alcuni titoli a rischio fallimento. E per alcuni il fantasma si potrebbe materializzare già a fine anno.

Titoli da evitare

Titoli come Callon Petroluem (azioni in calo dell’89% finora e azienda reduce da alcune acquisizioni rischiose fatte nel momento sbagliato) o la più famosa Chesapeake Energy (quasi 9 miliardi di dollari di debito e un piano di risanamento ormai inutile ora che le quotazioni sono crollate) sono nella lista dei titoli da evitare. Ma nell’elenco c’è anche Occidental Petroleum. Anche in questo caso sotto accusa è un’acquisizione con Anadarko Petroleum che ha caricato sull’azienda una mole di debito ingestibile pari a 35 miliardi di dollari.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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