Petrolio e materie prime depressi dai nuovi lockdown e i dubbi alla vigilia delle elezioni USA

I prezzi dei future petroliferi, Brent e WTI, crollano sotto il livello di 40 dollari al barile all’arrivo di nuovi lockdown in molte aree mondiali.

Oltre alla minor mobilità in Europa, anche le incertezze sul voto americano pesano sugli idrocarburi. E portano il Brent a quotare 38.2 dollari al barile, mentre il WTI scende addirittura a 36 dollari. Gli investitori, però, non lasciano il territorio delle commodities che sarà strategico nel 2021, sia per quanto riguarda i metalli preziosi che gli agricoli.

Petrolio e materie prime depressi dai nuovi lockdown e i dubbi alla vigilia delle elezioni USA, sono uno scenario che nessuno poteva immaginare un anno fa. Ecco le prime indicazioni per il 2021 raccolte dagli Esperti dell’Ufficio Studi di ProiezionidiBorsa.

Oro schiacciato dal vigore elettorale del biglietto verde

Questa settimana perde terreno anche l’oro, quota 1860 dollari l’oncia, schiacciato dal vigore del biglietto verde, come tradizionalmente accade quando si aprono le urne negli USA.

Ma, soprattutto, da un fatto eccezionale. Dopo gli acquisti record registrati nel 2018 e nel 2019, le Banche centrali di varie nazioni hanno cominciato a vendere sui mercati. Alienano una fetta delle loro riserve per la prima volta dopo un lunghissimo periodo di acquisti.

Nel terzo trimestre appena conclusosi, sono state vendute 12,1 tonnellate d’oro e sono state acquistate 141,9 tonnellate. Con un ruolo di spicco per gli ETF, naturalmente. Dunque, nessuno stupore rispetto al dato che il lingotto stia ritracciando sui livelli dello scorso mese di settembre. Tra le nazioni più attive nella vendita sono Uzbekistan e Turchia. Sorpresa per la prima vendita, dopo tredici anni, da parte della banca centrale russa.

In discesa e in movimento laterale anche l’argento che ha chiuso intorno a 23,3 dollari l’oncia. Vari analisti ritengono, però, che il principe bianco potrebbe tornare a quotare intorno ai 30 dollari l’oncia durante il 2021. Poco smalto per tutti i metalli industriali a eccezione del piombo che quota 1800 dollari/tons.

Petrolio e materie prime depressi dai nuovi lockdown e i dubbi alla vigilia delle elezioni USA

Tra le materie prime che nel prossimo anno potranno dare grandi soddisfazioni agli investitori, i cereali e in particolare il mais. Per il corn è previsto un deficit di 60 milioni di tonnellate soltanto in Cina.

Le importazioni potrebbero, dunque, raddoppiare e superare le 17 milioni di tonnellate. Ciò a causa di raccolti deludenti e di una forte ripresa della domanda di mangime di qualità per i suini, se si vuol poi esportare la loro carne negli USA. La Cina ha già in mano prenotazioni per dieci milioni di tonnellate di mais statunitense.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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