Perché soffochiamo per la finanza difficile dell’Italia e non per caldo

L’Italia soffoca per la situazione economica difficile più che per le temperature bollenti di fine luglio. Comincia a girare la prima bozza del Decreto Agosto, che dovrebbe essere presentato a metà della prossima settimana, contenente i prossimi provvedimenti sulla cassa integrazione, con alcune variazioni rispetto al passato. E queste novità dipendono da notizie negative, numeri preoccupanti sul mancato gettito fiscale che circolano tra uffici studi e osservatori.

I veri numeri sulle entrate fiscali

All’inizio di luglio sono stati diffusi i numeri riguardanti le entrate nei mesi di lockdown: meno 15 miliardi e 700 milioni di imposte indirette rispetto ai primi cinque mesi del 2019. A pesare sul mancato gettito fiscale sono le sospensioni dei versamenti, rinviati a settembre a causa della profonda crisi economica e dei consumi aperta dall’emergenza sanitaria. Mentre per le imposte dirette ci sarebbe qualche piccolo segnale in positivo da registrare, soprattutto con le sostitutive sui redditi di capitale. L’Iva da sola fa segnare nei primi cinque mesi dell’anno una riduzione del 18,7%. Pari a minori entrate per 9,2 miliardi di euro per le casse statali.

Perché soffochiamo per la finanza difficile dell’Italia e non per caldo

Ora la nuova incognita sono le sospensioni dei versamenti dell’Iva di marzo, aprile e maggio, che lo Stato pensa di recuperare alla ripresa dei versamenti, fissata per il 16 settembre. Un gettito che dovrebbe arrivare in unica soluzione o in 4 rate mensili. L’Iva sugli scambi interni perde 7,2 miliardi. Il calo nel commercio tocca il 27% , il 24,9% nell’industria e oltre il 17% nei servizi. Ma la cifra vera con la quale dovremo fare i conti sarebbe un’altra, quella inserita nel Def: 40 miliardi di mancato gettito da qui a fine anno, a causa di un esercito di imprese che chiuderà l’attività o fallirà.

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Un totale previsionale che è molto più del doppio delle perdite effettive, pari a 15,7 miliardi. Dovremo aspettare il 27 settembre e la tradizionale nota di commento al Def, per avere un quadro della situazione più chiaro. Ma nessun crede che sarà migliore. E’ per questo che sono state inserite in fretta e furia le novità sulle condizioni della cassa integrazione.

Slittamento erogazioni al 31 dicembre, ma si profila anche lo spauracchio restituzione

La nuova Cig è un provvedimento molto atteso e non ancora definitivo. Per la verità, fino all’ultimo ci si è illusi di poter contare su una ripresa a tutto vapore in autunno. Invece lo slittamento al 2021 che si rende necessario per molti settori, dal turismo all’intrattenimento, dalla cultura alla produzione di beni durevoli o di lusso, sta costringendo ad una proroga del blocco dei licenziamenti al 31 dicembre 2020. Con alcune eccezioni: la misura non vale nei casi di cessazione dell’attività di impresa e nei casi di fallimento. Sono previste anche norme specifiche per gli appalti.

Confermato l’intervento che consente al datore di lavoro di revocare le procedure di licenziamento senza sanzioni a suo carico. Va ricordato però che l’Inps può richiedere ( e lo sta facendo, di sono migliaia di casi) ai datori di lavoro e anche ai lavoratori la restituzione della cassa integrazione erogata, in caso di verifica di requisiti non rispondenti a quelli che sono stati previsti. Per esempio per un calo di fatturato troppo basso.

La nuova Cig diventa più selettiva e onerosa

La Cig Covid viene estesa ancora per nove settimane e sarà possibile utilizzarla fino a tutto il 2020. Ma diventa selettiva ed onerosa. Le ulteriori settimane saranno autorizzate solo per chi ha già usufruito dei periodi previsti. E pagando il 9% della retribuzione totale che sarebbe spettata al lavoratore. L’importo sale al 18% per chi ha avuto un calo di fatturato inferiore al 20%. Nei 10 articoli che compongono il decreto, è previsto anche il blocco dei licenziamenti fino al 31 dicembre. Più un’ altra novità. Perché soffochiamo per la finanza difficile dell’Italia e non per caldo. Perché arriva un azzeramento dei contributi per chi, pur avendone usufruito, non utilizzerà più la Cig.

Ma con l’esclusione di quelli dovuti all’Inail. Ma solo per i datori di lavoro che assumeranno un lavoratore subordinato a tempo indeterminato entro il 31 dicembre 2020. Poco importa che sia una misura cumulabile con altre…Questa è una respirazione bocca a bocca a metà. Ecco perché soffochiamo. Per la finanza difficile dell’Italia. Non a caso la Confindustria commenta negativamente, con l’intervista rilasciata qualche giorno fa dal Presidente Bonomi, sintetizzabile nella fase ‘lasciateci licenziare’.

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