Perché si chiama Arista

Quanti pranzi domenicali sono pervasi da quel profumo, quanti ricordi e quanta acquolina in bocca nel pensare a questo grande classico della cucina toscana.

Ma perché si chiama arista?

Fra storia e leggenda

Leggenda vuole che nella Firenze d’inizio Quattrocento, nell’ambito del concilio ecumenico della chiesa romana e greca, in un banchetto fu servita la celebre pietanza in questione. Uno dei cardinali greci, assaggiandola esclamò: “Aristos” ( in greco“il migliore” ). Questo piccolo avvenimento stuzzicò il proverbiale umorismo toscano, tant’è che i fiorentini iniziarono a chiamare quel consueto pezzo di maiale arrosto “arista”.

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Questo narra la leggenda, certi studi però hanno dimostrato che già prima del Quattrocento ci si riferiva a tale arrosto chiamandolo così, quindi la leggenda sul perché si chiama arista scricchiola, tuttavia è molto più poetico, e gustoso, credere che il nome di un piatto così celebre abbia un origine tanto particolare.

Come cucinarla

Quando si parla di arista ci si riferisce alla schiena del maiale macellato, fino al lombo incluso.

Tradizionalmente si cucina drogando il trancio di maiale con aglio, salvia, rosmarino, sale, pepe e olio extra vergine, per poi cuocerlo al forno (o in casseruola). La cottura deve essere a medio alta temperatura e non troppo lunga, circa mezz’ora, per ottenere una consistenza morbida ed un colorito leggermente rosaceo all’interno. Accompagnata da un buon bicchiere di chianti, qualche fetta di pane e delle patate arrosto, ha fatto innamorare innumerevoli palati.

Tuttavia esistono svariati altri modi di cucinarla, qui ne suggeriamo uno, altrettanto semplice e saporito. In questo caso l’arista va drogata semplicemente con salsa di soia, vino bianco, sale e pepe, per poi procedere con la stessa cottura. Il risultato sarà sorprendente, certamente agli antipodi della Toscana, ma nondimeno squisito.

Così, passando per il piazzale degli Uffizi, interrogandosi sulle gesta degli uomini rappresentati dalle statue, si potrà sorridere ammirando Cosimo il Vecchio che volle quel concilio in cui nacque l’arista.

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