Perché quello di Draghi è anche un esperimento e cosa sta succedendo nello scenario politico italiano?

Draghi ha presentato il suo Governo, composto da un mix di tecnici e di politici.

Nell’abile architettura politica, concordata, a quanto pare, solo con Mattarella, spicca il senso di un esecutivo voluto fortemente dal Presidente della Repubblica, ma per realizzare quali obiettivi?

E perché quello dell’ex Presidente della BCE Mario Draghi è, per certi versi, un interessante esperimento?

Intanto, cosa sta succedendo nello scenario politico italiano?

A questi interrogativi diamo una risposta nel presente articolo.

Perché quello di Draghi è anche un esperimento e cosa sta succedendo nello scenario politico italiano?

Quanto al primo degli interrogativi proposti, possiamo affermare che quello di Draghi è anche un tentativo storicamente rilevante.

Quello di vedere se effettivamente politiche neokeynesiane, fondate su investimenti pubblici, possano effettivamente sortire gli effetti che questa scuola di pensiero ipotizza.

In particolare, le risorse europee dovrebbero consentire un effetto moltiplicatore, in grado di sostenere sviluppo economico e teoria di rientro dal debito pubblico. Questi gli obiettivi principali di politiche neokeynesiane, unitamente alla lotta alla pandemia.

Ben sappiamo, però, che potrebbe essere effettivamente difficile conciliare questo tipo di concezione con la realtà, quando eventi, come una pandemia, minano le basi dello sviluppo economico. Costringendo a provvedimenti restrittivi, che impediscono o quanto meno limitano fortemente la libertà di esercizio economico delle imprese e la libertà di movimento delle persone.

Eppure le esigenze economiche continuano ad esserci e, anzi, proprio a seguito di tali restrizioni e della pandemia, si fanno ancora più impellenti.

È quindi in grado una visione neokeynesiana di garantire quanto prospettato?

Ossia una crescita in grado di coprire debito pubblico e fornire le risorse finanziarie che necessitano, oppure sussiste una contraddictio in terminis, tra assunti della teoria e vincoli pandemici?

I partiti che sostengono Draghi sono quasi tutti a favore della sostenibilità della teoria, ma con differenziazioni di non poco conto.

Cosa sta infatti succedendo nello scenario politico italiano?

Se Fratelli d’Italia sta mantenendo la posizione già espressa, quella che va verso una opposizione al nuovo esecutivo, sommovimenti di non poco conto stanno emergendo anche in altre forze politiche.

In particolare, il metodo della scelta autonoma dei ministri, seguito da Draghi in ossequio all’art. 92 della Costituzione, ha mosso effettivamente qualche malumore, ma il partito maggiormente interessato da possibili sommovimenti pare quello dei 5 Stelle.

Il che è peraltro perfettamente comprensibile, soprattutto considerando la storia dei Movimento pentastellato.

Un movimento nato per opporsi a politiche europee fondate sul sistema e sulle concezioni attuali, che hanno fatto venir meno la sovranità monetaria dei singoli Stati. Ora il partito maggiormente rappresentato in quello che è il Governo. E presieduto dal tradizionale avversario, proprio quel Mario Draghi che ha per lungo tempo rappresentato l’antitesi alle concezioni sostenute dai pentastellati.

Poi gran parte del Movimento, Grillo in testa, si è indotto a considerare le posizioni favorevoli a certe politiche espansive. Lo ha fatto pur nel rispetto del sistema attuale, come qualcosa da accogliere e un sostenibile compromesso, rispetto alle proprie posizioni originarie.

Ma non per tutti i pentastellati è così, evidentemente.

A partire dalla defezione di Di Battista, da sempre sostenitore delle idee originarie, sino ad una fronda pentastellata, che si è dichiarata pronta a votare no alla fiducia al Governo.

Sommovimenti politici sono quindi da mettere in conto, anche se la larga maggioranza di cui gode l’esecutivo, non pone pensieri per il voto di fiducia.

I successivi sviluppi della situazione ci diranno se nei pentastellati assisteremo a defezioni e scissioni. Che già in parte si sono verificate, ma sarà soprattutto interessante verificare, come dicevo, se quanto ipotizzato dalle teorie neokeynesiane potrà trovare corrispondenza effettiva nei risultati.

Proprio anche perché se le teorie neokeynesiane non potranno sortire i risultati sperati neppure sotto la guida di un esperto, come Draghi, verrebbe quanto meno fortemente indebolita la presunta attendibilità degli assunti formulati.

O almeno si perverrebbe alla conclusione che in determinate situazioni, come quelle condizionate da fenomeni pandemici, tale validità venga in gran parte meno.

Per concludere sull’argomento e per dare una risposta al questito “Perché quello di Draghi è anche un esperimento”, saranno soprattutto i fatti a contare. E saranno i fatti più che il discorso programmatico, che probabilmente, come si usa dire, volerà alto, senza troppo indugiare in particolari attuativi. Del resto, conformemente a quello stile un po’ riservato e stringato, di cui Draghi ha fatto la propria cifra.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

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