Perchè non cestinare le creme solari dell’anno passato

Un focus per capire perché non cestinare le creme solari dell’anno passato. Che siano sotto forma di creme spalmabili, spray da nebulizzare o tubetti da spremere, la sostanza non cambia. Ci si riferisce sempre ai prodotti solari di cui, già in vista dei primi tiepidi soli, si comincia a fare incetta. Il proposito, più o meno dichiarato, è quello di evitare di arrivare impreparati al grande appuntamento col sole. E se poi il sole non è più quello primaverile, ma quello estivo, una crema solare di qualità costituisce un vero e proprio must dell’estate. Ma quanto ci costi! Forse però, grazie ad un autorevole studio, qualcosa di “buono” si può ancora fare con i prodotti solari che residuano, una volta aperti e non utilizzati. Vediamo quindi di capire perché non cestinare le creme solari dell’anno passato.

Il simbolo del PAO

La prima nota di carattere tecnico che si è invitati a verificare sulle confezioni dei prodotti cosmetici in generale, creme solari incluse, ha a che fare con il cosiddetto PAO. Un acronimo che, in inglese, sta per Period After Opening, vale a dire periodo post apertura. Che significa in termini pratici? Semplicemente la durata della crema, espressa in numero di mesi una volta che aperta la confezione.

Per cui il PAO è un simbolo grafico inserito sulle confezioni dei cosmetici, da intendersi in funzione di un rischio sanitario conseguente all’uso del prodotto. Quindi non alla cosiddetta “performance” tecnica del prodotto. Esso rappresenta cioè il tempo in cui il prodotto, una volta aperto, può ancora essere utilizzato, senza alcun effetto nocivo per il consumatore.

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Test di laboratorio

Se dunque in casa ci si trova ancora con qualche crema solare dell’anno precedente, questo è il più ricorrente dubbio amletico. “Usarla o non usarla?”. Una titubanza che si fa ancor più marcata se il produttore, a mezzo del simbolo PAO, non ne garantisce più l’efficacia. E qui tornano, più che mai utili, i test di laboratorio effettuati dall’associazione indipendente di consumatori “Altroconsumo”.

L’associazione, stando alle sue stesse dichiarazioni, ha avuto la geniale idea di riportare in laboratorio alcuni dei migliori prodotti precedentemente testati. E questo a distanza di oltre un anno dalla primissima apertura. In laboratorio le suddette “cavie” venivano sottoposte ad una serie di condizioni “stressanti”, simili a quanto subisce una crema solare quando viene portata in vacanza.

Stabilità ed efficacia dei solari

Per cui, dopo bruschi e importanti mutamenti di temperatura caldo-freddo, con aperture e chiusure ripetute e protratte nell’arco di settimane, questi sono stati i risultati. La stabilità delle creme, sia dal punto di vista della consistenza che dell’odore, risultava pressochè intatta. Lo stesso poteva dirsi anche in termini di efficacia dei solari.

Un’efficacia intatta significa quindi stesso fattore di protezione dell’inizio, nonchè medesimo livello di protezione dai raggi UVA. Prove che, peraltro, è sempre Altroconsumo a dichiarare, venivano ripetute anche su ulteriori prodotti selezionati da altre associazioni di consumatori europee. E anche in questi casi, le prove venivano superate a pieni voti.

Perchè non cestinare le creme solari dell’anno scorso

In conclusione, le creme solari aperte nell’anno precedente e che abbiano mantenuto, odore, aspetto e consistenza dell’inizio, possono avere una “seconda vita”. Questo è valido in linea generale, alla luce dei suddetti test. Da un punto di vista particolare si invitano comunque le persone che volessero rimettere in circolo le creme solari dell’anno precedente, a fare prima dei piccoli test di tenuta su un riquadro di epidermide. Se si dovesse appurare che la protezione non è più la stessa, meglio passare ad un prodotto di nuova generazione. Se invece l’alleanza epidermica col prodotto è ancora al top, non farsi scrupoli nel continuare ad usare lo stesso solare. Una nuova vita che peraltro potrebbe pure consentire considerevoli risparmi in termini monetari.

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