Perché (non) basta stampare soldi per uscire dalla povertà?

Perché (non) basta stampare soldi per uscire dalla povertà? Conoscete La Casa di Carta, la bellissima e popolarissima serie di Netflix? No? Allora non sapete cosa vi perdete. Cercate di rimediare subito.

Parliamo allora di povertà e di denaro. Perché alla base de La Casa di Carta c’è una rapina ambiziosa e originale. Irrompere nella zecca di Madrid per stampare migliaia di banconote e scappare con il bottino. E’ proprio un po’ quello che pensano di fare diversi italiani con l’Europa in questo momento. Cioè uscire dall’euro, riconquistando la sovranità del potere di battere moneta. Stamparne fino a dire basta per immettere ricchezza nel tessuto economico. E quindi ripartire anche grazie all’export. Questa è una visione molto poetica dell’economia. Ma che non chiede conto di alcuni aspetti tecnici assai delicati.

In tempi di crisi la gente si fa parecchie domande. Il più delle volte astruse, purtroppo. Una delle più frequenti è questa. Non si potrebbe risolvere il problema stampando più soldi da distribuire ai cittadini? La risposta non è semplice. Ma la conclusione è purtroppo scontata. Non è possibile né giuridicamente, né economicamente. Giuridicamente perché abbiamo rinunciato a tale sovranità per entrare nell’euro. E quindi dovremmo prima uscirne, ammesso che l’Europa ci consenta di restare ugualmente nell’Unione Europea. Ma, se anche così fosse, il nostro export subirebbe come contromisura forti dazi. Gli stessi che Trump ha messo alla Cina per inginocchiare la sua economia, per esempio.

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Perché (non) basta stampare soldi per uscire dalla povertà?

Insomma i nostri prodotti, che oggi tirano tanto all’estero, non verrebbero più venduti così facilmente. Questo perché costerebbero molto di più. Ma le ragioni per cui non si può più stampare carta moneta sono molto più complicate. In sintesi, dobbiamo subito sgombrare il campo da un facile equivoco. Il denaro non è ricchezza. La vera ricchezza è ciò che produce la gente. I beni ed i servizi, le risorse naturali, il lavoro, i prodotti commerciabili, le merci. Immaginate uno stato in cui i cittadini non fanno nulla e vivono di rendita. I soldi che ricevono dallo Stato non gli servono a niente. Non ci possono comprare nulla, perché nessuno produce niente.

Ma questi cittadini possono sempre comprare prodotti fatti da un altro paese… No, non è così. Perché il loro denaro non vale nulla neanche all’estero. Perché il loro non è un paese produttivo. La moneta, infatti, è accettata solo in base alla fiducia che i cittadini ripongono in essa. Anche tra stati che svolgono scambi tra di loro. Tutti accettano dollari, infatti, perché sanno che l’economia americana è forte.

Stipulereste mai un contratto di lunga durata con un disoccupato che non ha redditi per garantire le sue prestazioni? Cambiereste mai tutti gli euro che avete in banca per la valuta di un piccolissimo stato africano in guerra civile senza ricchezze? Immettere soldi in un paese dove il prodotto interno è scarso equivale al nulla.

Un esempio pratico

In Africa c’è uno stato che si chiama Zimbabwe. La loro valuta si chiama dollaro zimbabwiano. Ed è la valuta soggetta a maggior inflazione del mondo. Sin dal 2000 questa nazione è afflitta da iperinflazione. E lo è perché stampa troppa moneta. In un solo mese l’inflazione in Zimbabwe può crescere anche del 175%. Ecco perché (non) basta stampare soldi per uscire dalla povertà. Ricordatevelo e ricordatelo a coloro che vorrebbero uscire dall’euro e tornare alla lira.

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