Perché l’inflazione fa paura?

Probabilmente questa non è la domanda giusta che dobbiamo porci. Quella giusta è “qual è l’inflazione che fa paura?”.

L’inflazione non deve fare paura e non nuoce al sistema economico e finanziario. Alcuni Paesi come il Brasile o l’Argentina, con inflazioni superiori al 100% annui (inflazione a tre cifre) hanno funzionato discretamente bene. Fino a quando non si sono scontrate con il problema del grande debito estero.

Il debito estero è stato il fattore di crollo in queste economie, non il tasso d’inflazione.

Allora perché appena questo fenomeno si presenta, scatta la paura sui mercati?

Perché l’inflazione, come molti dei fenomeni economici, è disordinata e imprevedibile. E questo è il motivo che spaventa i mercati.

Quindi, dovendo rispondere alla domanda “Perché l’inflazione fa paura?”, potremmo riformularla dicendo che fa paura solo e quando non è prevista o programmata.

Negli ultimi tempi siamo sempre stati in presenza di una fenomeno inflattivo strisciante in genere valutabile sul punto percentuale o poco più.

Il fenomeno inflazionistico se è previsto non fa paura, e come uno dei tanti elementi del ciclo economico.

Quando l’inflazione è superiore al livello previsto o scappa di mano, si verificano gli effetti peggiori sul sistema economico e quindi alcuni saranno avvantaggiati, altri saranno penalizzati.

Chi guadagna e chi perde con l’inflazione?

Chi presta denaro o deve riceverlo è inevitabilmente penalizzato. Viceversa chi ha ricevuto denaro o deve restituirlo è avvantaggiato.

Quindi chi è fortemente indebitato esce sempre vincente dai periodi inflazionistici.

In genere sono i privati che pagano il prezzo più alto dell’inflazione. Le banche operando soprattutto con prestiti indicizzati, sfuggono o limitano al massimo gli effetti inflazionistici.

Lo Stato, che in genere è sempre il più indebitato di tutti, è quello che maggiormente beneficia del fenomeno legato all’aumento generalizzato del livello dei prezzi.

Perché, alla fine, l’inflazione si attesterà soltanto un livello superiore a quella programmata?

A voler essere complottisti, diremmo che è tutto già previsto dai burocrati di Bruxelles.

Il Recovery Fund legato alla pandemia ancora in corso dovrà essere rimborsato tra 20,25 e 30 anni.

Per finanziare questa gigantesca operazione saranno emessi prestiti obbligazionari con le seguenti caratteristiche di tasso -0,238% (tasso negativo) per quelli decennali, 0,131% per quelli ventennali.

Con una inflazione del 3% dopo 30 anni un prestito si sarà ridotto, in termini reali, del 90% è ed per questo motivo che l’inflazione effettiva sarà solo leggermente superiore a quella programmata.

Il grande debito sprigionato dalla crisi economico legata al virus sarà riassorbito in circa 30 anni senza eccessive problematiche.

L’inflazione aiuterà la ripresa ma soprattutto aiuterà gli stati nazionali a rientrare dei copiosi debiti creati nel periodo pandemico.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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