Perché le associazioni dei consumatori consigliano di comprare alimenti a peso e non a pezzo 

Ecco perché le associazioni dei consumatori consigliano di comprare alimenti a peso e non a pezzo.

Le associazioni a tutela dei diritti dei consumatori stanno segnalando, da tempo, la seguente pratica sempre più diffusa nei punti vendita della grande distribuzione. Vale a dire la vendita di beni alimentari “a pezzo” anziché a “peso”. Sarà capitato a tutti di essersi trovati, ad esempio, davanti al banco dell’ortofrutta e aver notato che alcuni articoli sono venduti al pezzo. Si pensi agli avocado, ai broccoli o ai carciofi. Ma la stessa cosa si può trovare anche al banco frigo. Dove cioè sono in vendita, ad esempio, spicchi di formaggio preconfezionati a prezzo fisso. Ora vediamo cosa c’è che non va e perché le associazioni dei consumatori consigliano di comprare alimenti a peso e non a pezzo.

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Elementi da valutare

La regola, stando a quanto rilevato da alcune tra le principali associazioni a difesa dei consumatori, è che gli alimenti andrebbero venduti a peso e non a pezzo. Meglio ancora, la vendita dovrebbe essere al netto della tara, vale a dire dell’eventuale contenitore o incarto. Tutti segnali, questi, che dovrebbero far drizzare le antenne e vedere cosa è meglio fare per cautelarsi da certe pratiche non troppo corrette. Innanzi tutto, la prima cosa da valutare è se i pezzi preconfezionati riportano il peso e il costo al chilogrammo.

Questo infatti consente già di fare delle prime considerazioni di massima nel rapporto tra il prezzo al pezzo e quello al chilogrammo. Il problema si pone, come fatto rilevare dalle associazioni consumatori, quando non c’è corrispondenza tra il peso reale del prodotto e quanto dichiarato sull’etichetta. Perché potrebbe verificarsi anche questo. Come è possibile? Potrebbe venire spontaneo domandarsi. Nei passaggi che seguono, ci occuperemo di sviscerare la cosa.

Peso reale e dichiarato

Stando a quanto rilevato da alcune associazioni dei consumatori, il peso reale potrebbe essere inferiore rispetto a quello dichiarato, per vari motivi. Oltre all’ipotesi non trascurabile dell’errore umano commesso da chi è preposto al confezionamento degli alimenti, ci possono essere anche altre cause. Tra queste, in primis, va menzionata l’evenienza che i prodotti vengano preparati e pesati alcune settimane prima della messa in vendita. In questi casi, molti alimenti vanno incontro al cosiddetto calo fisiologico. Si pensi, ad esempio, agli insaccati freschi. Altre volte il problema viene creato dalla tara.

In tutti questi si finirebbe quindi per pagare ben più del dovuto. Perché se il prezzo è a pezzo, c’è poco da fare, quello sta scritto e quello viene strisciato alle casse del supermercato. Inconveniente questo che non si verifica invece quando il prezzo è fissato a misura. Perché, il peso dell’alimento e l’applicazione del relativo prezzo, avvengono in tempo reale e in via contestuale. Quindi, salvo errate tarature delle bilance in uso nei punti vendita, si pagherà esattamente il quantitativo che finisce sulla bilancia, senza margini in eccesso o in difetto. Ecco perché le associazioni dei consumatori consigliano di comprare alimenti a peso e non a pezzo.

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