Perché la riforma fiscale e delle tasse non converrà ai cittadini

Pochi giorni fa  gli esperti di ProiezionidiBorsa avevano anticipato le intenzioni del Governo in materia fiscale. Nello specifico, avevamo raccolto le proposte avanzate dal ministro Gualtieri e dal presidente della Commissione Finanze della Camera Marattin. Quest’ultimo ha dichiarato di voler proporre ad Esecutivo e Parlamento una riforma apparentemente epocale. Una semplificazione del regime fiscale dei soggetti IRPEF ed un innalzamento a 8.000 euro della cosiddetta no tax area. La riforma dell’IRPEF è una vera emergenza per il Paese poiché la fiscalità italiana danneggia fortemente la competitività delle piccole imprese. Purtroppo, è anche un tipico terreno di scontro elettorale tra le forze politiche.

L’IRPEF, infatti, interessa oltre 23 milioni di lavoratori e quasi 20 milioni di pensionati. Un bacino elettorale sterminato cui ammiccano in vario modo tutti i partiti. Se l’attuale maggioranza parlamentare sembra orientata a sostenere la proposta dell’on. Marattin, da più parti si levano voci contrarie.

Pagare le tasse mensilmente: favorevoli e contrari

Il primo a proporre una semplificazione del Fisco attraverso un superamento del meccanismo di acconti e saldi è stato il direttore dell’Agenzia delle Entrate. La proposta di Ruffini è semplice: la liquidazione IVA deve essere mensile e calcolata sui guadagni effettivi. Su questo solco  anche l’ipotesi del presidente della Commissione Finanze  vorrebbe abolire acconti e saldi a favore di un calcolo mensile. Secondo l’ex viceministro e presidente dell’UNGDCEC Zanetti invece, un calcolo mensile dell’IRPEF rappresenterebbe un vantaggio solo per lo Stato.

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Anche Banca d’Italia, per voce del Governatore Visco, sembra preferire una fiscalità sul modello tedesco rispetto alla proposta di Marattin. Confesercenti punta il dito tanto sul meccanismo acconti- saldi quanto sulle aliquote eccessivamente penalizzanti per i piccoli imprenditori. Per capire perché la riforma fiscale e delle tasse non converrà ai cittadini dobbiamo comprendere l’attuale sistema di acconti e saldi.

Ecco perché la riforma fiscale e delle tasse non converrà ai cittadini

L’IRPEF è l’imposta sui redditi dei lavoratori dipendenti e autonomi e dei pensionati. Il Fisco calcola questa imposta sommando un acconto sui presunti guadagni dell’anno in corso al saldo dell’anno precedente. Ne consegue una determinazione spesso imprecisa della tassazione ed un credito sistematico dei contribuenti verso l’Erario. Il sistema si basa su una stabilità reddituale. Un’ipotesi valida per dipendenti e pensionati ma non per le partite IVA. Queste le motivazioni che portano alla necessità di una riforma.

Secondo l’ex viceministro Zanetti però, la proposta rischierebbe di peggiorare la situazione. Aumentare da 2 a 12 gli adempimenti fiscali annuali e tassare per cassa e non per competenza aumenterebbe i costi. Oltre a rischiare di sballare le aliquote. In più, creerebbe un disallineamento tra la tassazione delle persone fisiche ed i criteri di bilancio civilistico. Ecco perché la riforma fiscale e delle tasse non converrà ai cittadini, almeno secondo Enrico Zanetti.

La riforma fiscale contestata dai professionisti

Oltre a Zanetti, anche l’Ordine dei Dottori Commercialisti contesta l’aumento delle scadenze fiscali. I commercialisti sciopereranno a settembre anche per chiedere una semplificazione degli adempimenti.
Insomma, le parti sono schierate. Da un lato i rappresentanti del mondo delle imprese ed i consulenti. Dall’altra l’Agenzia delle Entrate ed i partiti. Il sospetto che la riforma possa giovare soprattutto allo Stato è evidente. Il 2020 sarà probabilmente un anno caratterizzato da fatturati in forte contrazione per le partite IVA.

Di conseguenza i prossimi acconti saranno ragionevolmente molto bassi ed il Fisco dovrebbe attendere il 2022 per avere delle entrate importanti. Il sistema proposto da Marattin anticiperebbe di circa un anno i maggiori flussi per lo Stato. A scapito delle piccole imprese. L’ipotesi rappresenterebbe un ulteriore limitazione alla crescita del PIL ma consentirebbe al Governo di finanziare le attuali dispendiose politiche stataliste. Ecco perché la riforma fiscale e delle tasse non converrà ai cittadini.

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