Perché i titoli legati al petrolio non vedono una vera ripresa

Perché i titoli legati al petrolio non vedono una vera ripresa?

La crisi produttiva dovuta alla pandemia da Covid-19 ha investito in modo particolare i settori legati al forte consumo energetico. Tra questi il settore metalmeccanico e siderurgico, i trasporti aerei, navali e su strada.
Le aree più colpite secondo le analisi sono industria automobilistica, manifatturiera, produzione di beni di consumo non essenziali, edilizia, logistica e spedizioni, settore pubblicitario.
Gli USA hanno provveduto a un calo sostanzioso della produzione nazionale e perfino l’OPEC e Russia hanno operato tagli da record, mai visti nelle crisi precedenti.
Anche se la domanda energetica per carburanti tende a riprendersi, non è sufficiente per risollevare il sistema.

In realtà c’è troppo greggio sul mercato.

Perché i titoli legati al petrolio non vedono una vera ripresa?
Importanti elementi continuano a frenare l’aumento dei prezzi del greggio e dei titoli azionari ad essi collegati.
Abbiamo un’enorme scorta di petrolio presente in quasi tutti i Paesi del mondo
L’aumento dei consumi a livello mondiale è troppo scarso per ridurre l’esubero di petrolio.
In più l’utilizzo della capacità di raffinazione è ancora troppo alto. Le raffinerie di petrolio pur processando meno greggio non hanno trovato equilibrio perché la domanda di prodotti resta ancora al di sotto della media. Le raffinerie quindi stanno ancora producendo troppa benzina e non diminuiscono le scorte in eccesso.
Un aumento della produzione sarebbe negativo per i prezzi del greggio. Ma se non cresce la domanda, i margini di profitto delle raffinerie restano troppo bassi per poter incentivare una maggiore attività. Il periodo di ripresa per i prezzi potrà quindi essere lungo e difficoltoso.

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Assistiamo a una significativa riduzione della domanda energetica globale.

Secondo diversi studi le conseguenze economiche e comportamentali del COVID-19 porteranno a cambiare per sempre produzione e consumi di energia.
La domanda di petrolio mondiale potrebbe aver raggiunto il suo picco nel 2019 senza possibilità future di tornare ai livelli pre crisi.
Questa, perlomeno, è la previsione di DNV GL, società di consulenza norvegese, secondo cui anche le emissioni di CO2 avrebbero toccato l’apice nel 2019

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