Perché gli italiani lasciano sempre più soldi sul conto corrente: i risparmi sono a rischio?

Perché gli italiani lasciano sempre più soldi sul conto corrente: i risparmi sono a rischio? Che l’italiano medio sia una persona risparmiosa è noto a tutti, amanti delle statistiche o meno. C’è da dire che questa cosa contrasta con l’immagine dell’italiano godereccio che il mondo spesso ha di noi, ma così è, dati alla mano. Di recente questa tendenza è pure aumentata. Nel corso degli ultimi due anni, secondo la Federazione Autonoma dei Bancari Italiani, gli italiani hanno ridotto le loro esposizioni al rischio. Meno fondi di investimento, sia italiani che esteri, e meno titoli azionari. Fortunatamente, come abbiamo già fatto notare in questo articolo, la quota dei fondi pensione è in costante aumento.

L’analisi della FABI mostra una preoccupante tendenza. Una maggior avversione al rischio era già nei numeri alla fine dell’anno scorso, ben prima dello scoppio dell’emergenza dovuto alla pandemia. L’anno scorso le famiglie avevano dismesso e ritirato 15,7 miliardi di titoli di Stato. E 11,5 miliardi di prestiti bancari, tra l’altro. Ma vediamo più nello specifico perché gli italiani lasciano sempre più soldi sul conto corrente: i risparmi sono a rischio?

Perché gli italiani lasciano sempre più soldi sul conto corrente: i risparmi sono a rischio?

E, per prima cosa, parliamo proprio dei conti correnti. Se nel 2018 sui medesimi c’era il 21,88% dei risparmi, nel 2019 la cifra sfiorava il 23%. Che cosa è cresciuto, e che cosa è diminuito, sui conti correnti degli italiani, negli ultimi due anni. E cosa è rimasto, se c’è, inalterato? Sono diminuiti i titoli obbligazionari su tutte le durate, quindi breve, medio e lungo termine. E sono diminuiti, come già accennato, i titoli azionari ed i fondi di investimento. Sono invece rimaste inalterati le percentuali dei depositi vincolati. E, fortunatamente, anche quelle di derivati e stock option, particolarmente rischiosi i primi. Sono in aumento, e per fortuna, i fondi pensione e le polizze assicurative, prodotti a chiara matrice protezionistica. Ed è in aumento anche il credito al consumo, con un maggior numero di conti connessi a bancomat e/o carte di credito/debito.

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Cosa si può desumere da tutto questo? Purtroppo che sono un paio di anni che gli italiani percepiscono ancora di più i morsi di una crisi che, dal 2008, non ci ha mai abbandonato. I numeri parlano chiaro. Viene ridotta l’esposizione agli asset più rischiosi ed aumentata, della stessa percentuale, quella dei più protettivi. Ma questi sono nuovi prodotti, ecco la verà novità. Il denaro non si è spostato sul tradizionale asset difensivo, cioè i titoli obbligazionari. Ma su fondi pensione e polizze assicurative. Questo deve far pensare bene e meno bene, purtroppo. Bene, perché c’è un’evoluzione del risparmio degli italiani verso strumenti più utili. Meno bene perché lo spostamento verso prodotti difensivi è meno remunerativo. E induce a pensare che per molti la crisi sia ben lungi dall’essere sulla strada della fine.

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