Perché c’è gente che non crede al coronavirus?

Il 2020 sarà un anno che passerà alla storia: lockdown in quasi tutti i Paesi del mondo, chiusura delle frontiere, code ai supermercati e bollettini quotidiani della Protezione Civile. La vita di quasi tutte le persone è cambiata e c’è sempre più voglia di capire come, nonostante tutto, restare in forma.  Con tutte queste evidenze, perché c’è gente che non crede al coronavirus?

È difficile capire ciò che non conosciamo

È paradossale ma sembra essere proprio così. Recenti studi hanno dimostrato che quando non conosciamo una materia non riusciamo né a capirla né ad accettarla. Il coronavirus è un virus che non manifesta gli stessi sintomi nelle persone infette e queste differenze portano gli scettici a credere che, in realtà, questo virus non esista. In genere, la nostra mente associa una causa ad un solo effetto e quando siamo di fronte a cause con effetti molteplici non capiamo più cosa succede e ci rifugiamo nelle risposte semplici ed accomodanti.

Effetto Dunning-Kruger

Per capire un pò meglio perché c’è gente che non crede al coronavirus è utile comprendere questo effetto.

Di solito, quando si comincia ad interessarsi ad una questione, naturalmente non se ne sa molto ma si ha l’impressione di aver già capito tutto. Ciò che aggrava la questione sembra proprio essere l’immediatezza dell’informazione: su internet si può trovare di tutto e di più.

Le persone possono tendere ad informarsi su siti che pubblicano fake news e, quindi, cadere in trappola. Tuttavia, a poco a poco, ci si rende conto di non aver capito tutto e ci si inizia ad informare meglio. Arrivati a questo punto, le certezze iniziali svaniscono, e si comincia ad essere più umili e ad accettare o, quantomeno, ascoltare il parere degli esperti in materia. La gente che non crede al coronavirus spesso si ferma alla fase iniziale di questo processo di conoscenza.

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