Perché Conte si dimette?

Ebbene, veniamo all’argomento più attuale di oggi e chiediamoci: “perché Conte si dimette?”. Ebbene, dure sono state per il Premier le ultime settimane. Diciamo che qualcosa non ha funzionato. Infatti, dopo le delusioni delle votazioni alla Camera e al Senato, il capo del Governo ha valutato le mosse future e, considerati i segnali avversi, ha deciso di mollare. Scelta obbligata, diremo, anche perchè, purtroppo, la ricerca dei cd.tti costruttori, non ha portato a grandi soddisfazioni. Si, perché questi, come i mercenari, non fanno mai niente per niente e rendono la situazione ancora più incerta e l’equilibrio più precario. In bilico, quindi, si è trovato il Governo, dopo il voltafaccia di Italia Viva che, colta da una crisi di identità, non ha potuto sopportare i decreti emergenziali! Forse, la figura di Conte iniziava ad infastidire “gli alleati” perché troppo centrale, in un momento in cui si va avanti a forza di DPCM. Ma cerchiamo, più nello specifico, di capire perché Conte si dimette.

ll voto sulla Relazione del Ministro della Giustizia

Ma, a parte le predette deduzioni, riguardanti avvenimenti già nell’aria da qualche settimana, vediamo “dove è cascato il pero”. Ebbene, per mercoledì, nell’agenda governativa, era fissato il voto sulla relazione del Ministro della Giustizia, Bonafede. Senonchè, rispetto a quest’ulteriore impegno di Governo, hanno iniziato a registrarsi i primi dissensi. Infatti, i renziani hanno  subito preannunciato il voto contrario e, con lui, anche alcuni esponenti del gruppo misto. Quindi, la prospettiva era quella di un’ulteriore sconfitta, che, di fatto, avrebbe precluso al Premier, la possibilità di un eventuale reincarico. Invece, con la decisione delle dimissioni e saltando il voto sullo stato della giustizia, vi sarebbe, per lui, un’altra chance. Cioè, prendendo tempo, sarà possibile, per il Premier, cercare nuove alleanze e riformare la compagine governativa. Tuttavia, non bisogna sottovalutare che Conte ha ricevuto pressing dagli stessi suoi alleati, per riallacciare il dialogo con Italia Viva. Quindi, nelle prossime settimane, scopriremo se l’espressione utilizzata dagli alleati: “ o con Conte o niente”, sia stata una promessa da marinai o meno.

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