Per puntare sulle banche italiane basterà l’effetto Draghi?

L’arrivo dell’ex numero uno della BCE a capo del Governo italiano ha scatenato, inizialmente, un vero e proprio rally su tutta Piazza Affari. Ma in particolare, come è ormai noto, sul settore finanziario. Ma volendo investire sul lungo termine, per puntare sulle banche italiane basterà l’effetto Draghi?

Da tempo, infatti, il settore si trova a dover fare i conti con più di un problema. Infatti, soprattutto dopo la crisi dei subprime, gli istituti di credito tricolori hanno visto aumentare esponenzialmente la loro quota di NPL, ovvero di crediti deteriorati. A tutto danno dei propri conti. Di fatto è stata la stessa BCE di Mario Draghi a dettare le regole per riuscire a rimettere in ordine il comparto. Regole che, a prescindere dalla severità, hanno però ridato lustro alle banche italiane. Soprattutto agli occhi degli investitori. Ma con la crisi nata con il coronavirus, si ripresentano le incertezze del passato. Ancora di più visto che, sempre da Bruxelles, arrivò la richiesta di tagliare i dividendi che i titoli bancari, da sempre particolarmente generosi, offrivano ai propri investitori.

La metamorfosi

C’è poi la questione della transazione che si trova a dover subire l’intero sistema finanziario. La concorrenza di fintech e tecnologia, oltre ai già citati tagli al personale come prima conseguenza delle regole imposte da Bruxelles, ha portato molti istituti di credito a rivedere i propri piani di investimento. Oltre, a volte, all’intero programma di business. Tutto questo ha portato, soprattutto per alcuni nomi del panorama italiano, a preferire una strategia di fusioni e aggregazioni. Strategia che, quando non voluta dal management interno, è stata dettata da specifiche esigenze esterne.

Per puntare sulle banche italiane basterà l’effetto Draghi?

Detto questo la domanda persiste: Per puntare sulle banche italiane basterà l’effetto Draghi? Una prima risposta potrebbe arrivare anche solo guardando i bilanci recentemente presentati da alcune grandi banche. Ebbene dai numeri del 2020 si nota un generale (e generoso) taglio sui crediti deteriorati. Inoltre in molti hanno sottolineato la grande resilienza dimostrata dagli istituti di credito durante la pandemia. Il problema, però, nasce ora. A fronte di un rafforzamento sul fronte capitalizzazione, si guarda a cosa potrà accadere quando, di fatto, le misure di sostegno all’economia reale verranno meno.

La view degli esperti

Fondamentalmente, però, resta un certo ottimismo come, ad esempio, tra gli analisti di Scope secondo cui, guardando al 2020, i rispettivi profili di credito hanno subito danni limitati mentre la “gestione delle vecchie non performing exposures” è apparsa migliorata. Ottimismo anche da parte di Lemanik. Dopo aver scelto la cautela, adesso, anche in vista di un possibile ritorno ai dividendi nella seconda metà dell’anno, potrebbe essere giunto il momento di prestare nuovamente attenzione ai titoli degli istituti di credito tricolore.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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