Per farci la pensione ci conviene investire all’estero

Per farci la pensione ci conviene investire all’estero. Proprio così. E sapete perché? Tutta questione di tasse, naturalmente. Quelle dei fondi pensione italiani, i pilastri della previdenza integrativa, dovrà cambiare, velocemente e in meglio. Dovrà cambiare se vogliamo avere una speranza di essere competitivi, il prossimo anno. Perché nel 2021 entrerà in vigore una nuova normativa europea. Entreranno in funzione i PEPP, Pan-European Personal Pension Products. Che non sono altro che i fondi pensione paneuropei. Con essi, se una lavoratore decide di aderire ad uno nel Paese A, dove lavora, e poi si trasferisce nel Paese B, si può portare dietro il prodotto a cui aveva aderito nel Paese A. E senza alcun costo aggiuntivo. Ma, anzi, godendone appieno i benefici, come se non si fosse mai mosso dal primo Paese.

Dicevamo dell’Italia. Sarà un’ottima occasione per le case di investimento straniere di fare una buona raccolta nel Bel Paese. Perché? Semplice. Perché nei Paesi d’origine i fondi pensione hanno una tassazione migliore che in Italia. Che, ricordiamo, qui da noi va dal 15% al 9%, a seconda degli anni di permanenza nel fondo da parte del lavoratore. E quindi è ovvio che molti aderenti nostrani sceglieranno prodotti di minor costo, a parità di qualità. I PEPP, quindi, avranno il sistema fiscale della nazione in cui verranno costituiti. E sappiamo bene che in alcune nazioni europee non c’è tassazione sui rendimenti degli investimenti. Questa assenza di tassazione renderà molto più interessante un fondo pensione estero rispetto ad uno italiano. Con conseguente fuga legale di capitali all’estero. Sarebbe bene non averla, no? Per farci la pensione ci conviene investire all’estero, allora?

Per farci la pensione ci conviene investire all’estero

Sembra proprio di sì, se qualcosa non cambierà, ed in fretta. Perché, è bene ricordarlo, i PEPP entreranno in vigore in Europa con un regolamento. Niente approvazioni distorsive di parlamenti nazionali, con eccezioni ad hoc per favorire qualcuno. Il regolamento diventa immediatamente esecutivo negli ordinamenti nazionali. Quindi bisogna agire adesso, a Bruxelles, se si vuole che i prodotti italiani siano competitivi, prima di tutto in patria, e poi all’estero. Per cui, abbassare la tassazione precedentemente vista. E poi, reinserire un nuovo periodo di 6 mesi di silenzio-assenso sul versamento del TFR. Come fu in origine, quando i fondi pensione furono modificati con la riforma Maroni.

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Sembra che in Italia ci si stia dando una smossa in merito all’adozione dei fondi pensione, con le adozioni in continuo aumento, per fortuna. Non sarebbe proprio il caso che il trend si modificasse grazie alla concorrenza di strumenti più competitivi fiscalmente dall’estero. Perché anche noi potremmo averli e, soprattutto, offrirli ad altri. Basta capire che esiste una concorrenza, e che bisogna sapersi confrontare con essa.

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