Pensioni Integrative in crisi: il crollo dei rendimenti

Dati recentissimi vedono il comparto del risparmio gestito in difficoltà ed in particolare, le Pensioni Integrative in crisi: il crollo dei rendimenti. La relazione annuale della Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione (COVIP) lancia l’allarme sulla tenuta del valore di questi importanti strumenti di previdenza integrativa. Secondo gli analisti della commissione, nel primo trimestre 2020 la crisi finanziaria causata dalla pandemia Covid19 ha letteralmente affondato i rendimenti dei fondi. E non è l’unico segnale preoccupante: anche i versamenti effettuati dagli assicurati sono in forte contrazione. Le pensioni integrative rappresentano un pilastro della futura previdenza e le rendite diventeranno una irrinunciabile integrazione delle pensioni calcolate con il metodo contributivo.

In tre mesi bruciati i guadagni di tutto il 2019

Nel primo trimestre 2020 l’andamento dei mercati ha riportato i valori delle quote dei principali fondi pensione italiani ai livelli di inizio 2019, annullando quindi i guadagni di un intero anno. Ma quali sono i motivi di una volatilità così accentuata? La motivazione non è da ricercarsi nel bilanciamento dei portafogli. Infatti, gli analisti della commissione rilevano una prevalenza della quota in obbligazioni governative e altri titoli di debito, mentre la componente azionaria si attesta al 18,9%. Salgono le quote di strumenti gestiti dal 13,8 al 14,8%. I depositi cubano il 6,5%.  Portafogli apparentemente cauti ma sicuramente penalizzati dagli scarsi rendimenti dei titoli obbligazionari.

Pensioni Integrative in crisi: il crollo dei rendimenti. Chi sarà veramente colpito?

La struttura degli accantonamenti pensionistici prevede piccoli investimenti periodici che consentono di limitare i danni nei casi di crisi dei mercati. Chi ha di fronte a sé ancora molti anni di contribuzione avrà conseguenze limitate dalla crisi di inizio 2020 mentre le persone più vicine all’età pensionabile hanno subito maggiori ripercussioni sul patrimonio ed avranno meno tempo per recuperare. Ad impattare sull’intero comparto è anche la distribuzione per età che vede il maggior numero di sottoscrittori tra i più vicini al pensionamento. Il 52,9% degli iscritti ha infatti tra i 35 e i 54 anni e il 29,5% almeno 55 anni. Sono poi da considerare le pensioni anticipate di cui abbiamo parlato qui.

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I Fondi Pensione in Italia

La relazione annuale della Commissione ha anche evidenziato il dimezzamento del numero di fondi attivi nel nostro paese. Quest’ultimo è un dato neutro in quanto proporzionale alle operazioni di fusione in ambito bancario ed assicurativo effettuate negli ultimi due decenni nel nostro paese. A fine 2019 risultano attivi in Italia 144 fondi mentre si registrano 235 fondi preesistenti non più sottoscrivibili.

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