Pensioni, il problema degli italiani da sempre

La crisi legata alla pandemia Covid 19 si sta attenuando, ma i problemi legati al sistema pensionistico vengono nuovamente fuori.

Nella nostra storia economica e sociale le regalie pensionistiche fatte per motivi elettorali e non, sono, purtroppo, una costante e configurano le pensioni come il problema degli italiani da sempre.

Dalle pensione baby a quelle di annata, alle pensioni basate solo sul retributivo degli ultimi mesi, ai privilegi non accettabili di alcune categorie dirigenziali e non, in Italia non vi è che l’imbarazzo della scelta.

Quota 100 non è che l’ultima di questa lunga serie.

Il problema: non possiamo continuare in questo modo. Troppe pensioni e la maggior parte molto basse.

Agli italiani puoi toccare tutto ma non la pensione.

Pensioni, il problema degli italiani da sempre. Il sistema ha bisogno di una riforma strutturale e organica.

Da anni si parla di una riforma delle pensioni a tutti i livelli, equa e sostenibile.

Oggi a portare avanti questa problematica non è il solito politico di turno, ma addirittura il presidente dell’INPS.

L’attuale presidente Dott. Pasquale Tridico ha presentato alla Camera dei Deputati il rapporto annuale dei conti della previdenza.

Allo studio 3 ipotesi di pensionamento.

Allo studio vi sono varie ipotesi. La prima è quella del pensionamento anticipato con 41 anni contributivi a prescindere da qualunque età. La seconda potrebbe essere la possibilità dell’uscita a 64 anni di età con 36 anni di contributi effettivi.

La terza, che è quella proposta e caldeggiata dallo stesso Tridico, si baserebbe sull’ipotesi di uscita a 63 anni di età con la sola quota contributiva e restando assolutamente inamovibile a 67 anni di età la quota retributiva.

Le nuove ipotesi allo studio del Governo Draghi

Se al profano queste tre ipotesi possono sembrare tutte assolutamente paritetiche, la decisione politica dell’una o dell’altra avrà un impatto sui conti pubblici non indifferente.

La più costosa è quella legata a “quota 41” anni di contributi, la seconda come sempre rappresenta una via di mezzo e la terza, quella dell’attuale presidente, rappresenta la soluzione più a buon mercato.

Infatti, quest’ultima proposta costa all’INPS molto poco, secondo alcune stime, ovvero solo 500 milioni nell’anno 2022 ed un massimo di 2,4 miliardi per l’anno 2029.

Per esempio quota 41 costerebbe solo per il primo anno, non meno di 3,9 miliardi.

Durante la pandemia i conti dell’Istituto di Previdenza sono stati salassati in maniera fuori dal comune in quanto sono stati erogati sussidi ed aiuti ad un italiano su tre per una spesa complessiva di circa 44,5 miliardi.

Pensioni, il problema degli italiani da sempre

L’INPS è veramente stremata, eppure ci sarebbe un altro sistema per riequilibrare i conti. La soluzione si baserebbe su un elemento di finanza denominato equalizzatore.

Questo principio di equità, che non sarà mai accettato dalla nostra Corte Costituzionale si basa su un semplice calcolo finanziario.

Il problema è però che questo calcolo andrebbe a ridurre enormemente le pensioni i più alte.

Altra soluzione veramente equitativa sarebbe quella di introdurre sulle pensioni al doppio della sociale dei contributi di solidarietà.

La soluzione migliore sarebbe comunque quella rivoluzionaria di trasformare in sociale tutte le pensioni alle quali nei vari anni è stato corrisposto almeno il doppio del loro montante contributivo.

In questo modo si avrebbe veramente una riforma delle pensioni equa e sostenibile.

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