Pensione integrativa: che cos’è? Perché serve? Perché e utile?

La pensione integrativa è una forma di risparmio pensionistico, che si aggiunge alla pensione di base del regime pubblico obbligatorio (primo pilastro del sistema) e costituisce il secondo pilastro del sistema pensionistico italiano. Il suo scopo è quello di contribuire a mantenere un tenore di vita adeguato anche dopo il pensionamento, in un regime tutelato e fiscalmente vantaggioso.

Pensione integrativa: com’è nata?

A partire dagli anni ‘70, il sistema pensionistico pubblico si è basato su un “patto tra generazioni”: le pensioni attuali vengono pagate con i contributi dei lavoratori attivi, le cui pensioni saranno poi pagate con i contributi dei giovani che entreranno nel mondo del lavoro. E fin qui…

L’invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite hanno avuto l’effetto di diminuire il numero dei lavoratori attivi ed il numero di quelli che entrano nel mondo del lavoro. Questo ha aumentato al tempo stesso il numero di pensionati, creando così un deficit notevole per le casse dello Stato. A questa cosa, a quanto pare, non aveva pensato nessuno… ed è un male. Come si fa a non pensare che il benessere di uno stato porti ad una sempre maggiore invecchiamento della popolazione e, di conseguenza, più pensionati?

Il sistema

Per questo motivo le istituzioni hanno dovuto rivedere l’intero insieme del sistema di welfare pubblico e, in particolare, del sistema pensionistico con l’obiettivo di contenerne la spesa.

Le riforme introdotte negli anni ‘90 hanno avuto l’effetto di ridurre l’importo delle pensioni future, specie per i lavoratori più giovani.

Metodo retributivo

Il metodo retributivo di calcolo della pensione (la pensione è calcolata in misura percentuale in rapporto alla retribuzione media ricevuta durante gli ultimi anni di lavoro)non basta più. Viene quindi sostituito dal sistema contributivo (la pensione è determinata esclusivamente in funzione dei contributi versati nell’arco della vita lavorativa).

Per compensare questa diminuzione della prestazione pensionistica pubblica, le istituzioni hanno disposto una serie di provvedimenti a sostegno di forme di pensione private. E qui la cosa si fa interessante.

Alla previdenza obbligatoria hanno affiancato un secondo livello di copertura pensionistica, attuabile ovviamente su base volontaria: la previdenza complementare. Essa ha come finalità quella di garantire risorse sufficienti ad un tenore di vita adeguato una volta andati in pensione. Inoltre lo strumento può aiutare ad affrontare emergenze durante la fase di contribuzione richiedendo anticipazioni e riscatti parziali o totali.

Come funziona la previdenza integrativa?

Innanzitutto, distinguiamo tra pensione pubblica e fondi pensione. La pensione pubblica opera con il meccanismo della “ripartizione”, in virtù del quale  i lavoratori attuali con i propri contributi finanziano le pensioni correnti. I fondi pensione, invece, operano sui mercati finanziari, e secondo il meccanismo della “capitalizzazione”. I contributi periodici versati ed investiti secondo una linea di gestione (obbligazionaria, azionaria o mista) scelta dall’iscritto. Al momento del pensionamento, il capitale accumulato, dato dalle risorse versate e dai rendimenti ottenuti, viene erogato sotto forma di rendita o capitale.

Le tipologie di fondi pensione

Sono fondamentalmente tre: fondi aperti, fondi chiusi e PIP, o Piani Individuali Pensionistici.

I fondi aperti sono creati e gestiti da banche, assicurazioni, Sgr e Sim e poi collocati presso il pubblico. Vi possono aderire lavoratori autonomi, liberi professionisti e lavoratori dipendenti. Possono altresì aderire i familiari a carico dei lavoratori nonché non lavoratori. L’adesione può avvenire in forma individuale o, se il Regolamento del Fondo lo consente, su base collettiva. In quest’ultimo caso si è in presenza di un accordo tra il Fondo e l’azienda, relativo alle modalità e ai termini di contribuzione degli aderenti.

I Fondi Pensione Aperti sono fondi a contribuzione definita e di conseguenza le prestazioni non sono determinabili a priori, ma dipendono dai contributi versati (oltre che dal rendimento degli strumenti finanziari, dal regime fiscale applicabile, ecc.). L’adesione ai Fondi Pensione è incoraggiata da agevolazioni fiscali, come detto. Relativamente alla contribuzione, è prevista la deducibilità dei contributi a carico del lavoratore e a carico dell’azienda fino al limite massimo di € 5.164,57. Un regime ancora più favorevole è applicato ai lavoratori di prima assunzione a partire dal 1º gennaio 2007.

Fondi chiusi

I fondi chiusi sono istituiti sulla base di accordi tra le organizzazioni sindacali e quelle imprenditoriali di specifici settori infatti l’adesione a questi fondi è riservata a specifiche categorie di lavoratori (ad esempio i metalmeccanici hanno il fondo Cometa, i chimici Fonchim…). Questi fondi sono alimentati dal trattamento di fine rapporto che il lavoratore matura e, volendo, da contributi del datore di lavoro e del lavoratore stesso. L’adesione ad un fondo è incoraggiata da agevolazioni fiscali: le contribuzioni da busta paga, escluso il TFR, sono totalmente deducibili dal reddito complessivo con un tetto massimo di 5.164,57€ annui. Mentre per la pensione tradizionale è chiaro il sistema di calcolo ed è prevedibile il suo importo finale, quanto erogato da un fondo chiuso dipende da quanto versato e dai relativi rendimenti.

I Piani individuali

I Piani Individuali Pensionistici, anche detti Forme Individuali Pensionistiche (FIP) sono strumenti previdenziali che consentono, al pari dei fondi pensione, di erogare prestazioni integrative di natura pensionistica rispetto a quelle del sistema pubblico. La differenza con i fondi pensione sta nel fatto che l’adesione ai PIP è a carattere individuale. Ciò comporta dei vantaggi come la possibilità di interrompere, e poi eventualmente riprendere, il versamento dei premi prestabiliti senza che il contratto si interrompa o venga penalizzato. Chiunque può aderire ai PIP, anche casalinghe e studenti che non hanno posizioni previdenziali aperte con il sistema pubblico.

Le condizioni contrattuali sono uguali per tutti i contratti emessi dalle varie compagnie assicurative e si differenziano tra loro per i costi (caricamento, minimo trattenuto, eccetera) e dal tipo di rendimento. Attraverso un PIP il lavoratore può anche decidere di versare il TFR, optando in questo caso di non lasciarlo in azienda. Ciò non incide, però, sulla volontarietà degli altri versamenti che possono essere variati o interrotti annualmente dal contraente: non esiste, infatti, alcun obbligo di effettuare un conferimento fisso ogni anno.

Le somme di denaro versate possono essere prelevate in anticipo, secondo quanto prescritto dalla legge.

La gestione delle pensioni integrative

Chi aderisce può scegliere la tipologia del comparto finanziario più adatta al proprio profilo personale. ll comparto può essere:

  • obbligazionario (prevalenza di titoli obbligazionari)
  • azionario (prevalenza di titoli azionari)
  • misto (bilanciato tra titoli azionari ed obbligazionari)
  • garantito (garanzia della restituzione del capitale versato ed eventualmente anche di un rendimento minimo).

Flessibilità e tutele

Il piano di risparmio di un fondo pensione è flessibile. Le scelte fatte al momento dell’adesione sono modificabili nel tempo per meglio adeguarsi alle esigenze della vita di ciascuno, come è ovvio che sia. La scelta del comparto finanziario è direttamente proporzionale all’orizzonte contributivo (anni mancanti alla pensione) e al profilo di rischio soggettivo per ogni persona. E’ ammessa la possibilità di cambiare fondo scegliendo liberamente dove trasferire la propria posizione pensionistica decorsi due anni dal momento dell’ iscrizione.

Le risorse versate sono impignorabili, insequestrabili e non possono essere toccate anche in caso di fallimento del gestore. Un’altra importante tutela è che, in caso di morte prima della pensione integrativa, quanto accumulato sino a quel momento spetta agli eredi o altri beneficiari eventualmente indicati.

Quando potremo goderci la pensione integrativa?

Bella domanda ma, per fortuna, di facile risposta. La pensione integrativa avrà erogazione una volta maturati i requisiti per la pensione di base e dopo  almeno cinque anni in un fondo di previdenza complementare. In alcuni casi è possibile riceverla anticipatamente ottenendo una Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (RITA).

La pensione integrativa può essere erogata interamente in rendita vitalizia o, a scelta, per il 50% massimo in capitale ed il resto in rendita. Se invece la pensione integrativa maturata è di importo esiguo, è possibile chiedere la liquidazione dell’intera posizione sotto forma di capitale. Alcuni fondi offrono coperture assicurative accessorie che prevedono la reversibilità della pensione integrativa e/o coprono rischi legati all’invalidità o non-autosufficienza.

Le opportunità ed il futuro

La previdenza integrativa è un’opportunità importante per garantire un tenore di vita adeguato al termine dell’attività lavorativa. Questo è quanto più vero se si pensa a tutte le numerose riforme che, a partire dagli anni ‘90 dello scorso secolo hanno investito il mondo pensionistico italiano. Quest’ultimo, ormai, non garantisce che un lavoratore  vada in pensione con una retribuzione adeguata a fargli mantenere lo stesso stile di vita che aveva il giorno prima. E’ di ogni evidenza, quindi, come la scelta di una pensione integrativa sia una cosa che qualunque lavoratore deve fare quanto prima, possibilmente al più presto.

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