OPEC e petrolio: cosa attendere dal 2 luglio?

La scadenza del Meeting dei paesi membri dell’OPEC si avvicina  qualche segno di risveglio  i prezzi del petrolio l’hanno dato ma si resta ancora sotto la fatidica quota di 60$ al barile.

Eppure giorni fa si enfatizzava il ritrovato accordo tra i grandi produttori Arabia Saudita e Russia sulla necessità di ridurre l’offerta di oro nero.

Si parla di un significativo taglio alla produzione da realizzarsi da subito e per tuttala seconda metà dell’anno.

Se questo intento verrà confermato dal direttivo dell’OPEW ecco che allora potremo davvero attenderci una ripresa dei prezzi del greggio.

Nulla di clamoroso ma un andamento meno claudicante rispetto a quello tenuto dai prezzi nell’ultimo periodo.

Petrolio, ancora in bear market

Per ora il bear market che ha portato i prezzi a scendere di oltre il 20% dai picchi di aprile è soltanto intaccato.

Troppo presto per pensare che l’inversione rialzista vera e propria sia assodata.

Russia e Arabia Saudita hanno dunque trovato un accordo ma gli altri membri dell’OPEC come la pensano?

Non possiamo certamente escludere che i prezzi da un lato abbiano apprezzato l’intesa tra Russia ed Arabia nelle persone di Khalid Al Falih e il collega russo Alexander Novak  raggiunta a margine del Forum economico di San Pietroburgo.

Il ministro saudita in queste settimane si è sempre mostrato molto confidente su un esito positivo del vertice OPEC dando per scontata l’intesa sui tagli alla produzione.

Allo stesso tempo lo stesso Ministro saudita è consapevole che non tute le nazioni produttrici di petrolio hanno le spalle coperte come Arabia e Russia.

Ed infatti ha ammesso che i tagli potrebbero anche essere distribuiti in modo e misure diverse rispetto al passato.

Nel totale comunque le limitazioni alla produzione non dovrebbero comunque superare quelle in predefinite recentemente.

Lo stesso Al Falih ha chiarito che: «Non penso sarà necessario tagliare di più, se c’è bisogno di tornare un po’ indietro dipende da cosa succede in Iran, Venezuela e altri Paesi».

In sostanza l’Arabia è ben consapevole che per nazioni in difficoltà imporre tagli pesanti potrebbe avere conseguenze insostenibili e destabilizzanti per l’unione della stessa OPEC.

Approfondimento

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