Non tutti sanno che molte delle mascherine filtranti FFP2 e FFP3 sono monouso e non sono riutilizzabili. Ecco come riconoscerle e quali possiamo disinfettare in casa per il riuso

Al centro di una bufera infinita. Dapprima introvabili, poi reperibili a prezzi poco congrui, il tema mascherine ha tenuto banco da inizio pandemia. Prima le chirurgiche introvabili. Poi la soluzione domestica di quelle in tessuto, dal discutibile potere filtrante. Finalmente le più rassicuranti FFP2, FFP3 anche versione pediatrica. Prodotte in gran parte all’estero, almeno nel primo periodo. Poi il casotto delle mascherine non a norma, non certificate. Non filtranti sostanzialmente. Ma questa è un’altra storia.

Adesso che ci siamo relativamente rilassati, nel senso che siamo certi di indossare la mascherina giusta che a tutto provvede, non possiamo abbassare la guardia. Perché non tutti sanno che molte delle mascherine filtranti FFP2 e FFP3 sono monouso e non riutilizzabili. E, manco a dirlo, il tutto è indicato a chiare lettere sulla confezione. Quindi meglio leggere prima di cestinare.

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Andiamo alla fonte

Una premessa doverosa è quella di tener fede alle indicazioni del Ministero della Salute che ha recepito le indicazioni dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità). Il dicastero distingue le chirurgiche dalle mascherine cosiddette di comunità. A significare che “hanno lo scopo di ridurre la circolazione del virus nella vita quotidiana e non sono soggette a particolari certificazioni. Non devono essere considerate né dispositivi medici, né di protezione individuale, ma una misura igienica utile a ridurre la diffusione del virus SARS-COV-2“. Realizzabile anche in casa seguendo precise indicazioni fornite dall’ISS. Sono linee guida pubbliche.

Sempre secondo fonti ministeriali le mascherine di comunità devono essere realizzate in materiali multistrato che non devono essere né tossici né allergizzanti né infiammabili e che non rendano difficoltosa la respirazione. Sostanzialmente sono quelle in tessuto multistrato che se realizzate con materiali giusti che resistono al lavaggio a 60°, possono essere lavate con un normale detergente.

Questione FFP2/FFP3

Spesso le riutilizziamo per più volte consecutive. Attenzione però. Non tutti sanno che molte delle mascherine filtranti FFP2 e FFP3 sono monouso e non sono riutilizzabili. Per poter indossare la mascherina FFP2, ad esempio per due turni consecutivi di lavoro, dobbiamo sincerarci sulla confezione ci sia la lettera “R” (cioè riutilizzabile). Se, al contrario, il nome della mascherina è seguito dalle lettere “NR” (ovvero non è riutilizzabile), dobbiamo cestinarla.

La prassi suggerita dal buon senso comune, e supportata anche da alcuni farmacisti, ha cercato di ovviare. Senza compromettere il livello di protezione. Nel senso che se una mascherina “NR” la indossiamo per pochi minuti, massimo qualche ora, possiamo disinfettarla. E riutilizzarla il giorno dopo.

Come procedere

Il criterio maggiormente suggerito dalle farmacie di quartiere è quello di utilizzare un spray disinfettante contenente una percentuale di alcol al 70%. La soluzione va nebulizzata su ambo i lati della mascherina e questa va lasciata all’aria per almeno un’ora prima del successivo utilizzo.

La percentuale di alcol non deve essere superiore al 70%. Se maggiore evapora immediatamente dalla superficie e quindi rischiamo di non distruggere eventuali tracce di virali.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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