Next Generation Eu, quali aiuti ci darà davvero l’Ue

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Attenzione attenzione all’euforia troppo anticipata. In questi giorni, sembrano tutti impazziti: con la bozza del Recovery Fund, ribattezzato “Next Generation Eu”, per la prima volta nei palazzi della Commissione Europea entra la parola ‘sovvenzione’, a fianco di mutualizzazione. Next Generation Eu, quali aiuti ci darà davvero l’Ue?

Per la prima volta nella sua storia, la Commissione andrà a finanziarsi in obbligazioni sui mercati per 750 miliardi di euro (poco meno di un bilancio europeo). Per sostenere(con 500 miliardi) i Paesi più colpiti dal coronavirus con iniezioni a fondo perduto e con prestiti. L’Italia riceverà una parte consistente, 172,7miliardi di euro, di cui 82 sotto forma di aiuti e 91 sotto forma di prestiti. Ma vediamo come.

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Arrivano 3000 miliardi,  ma non subito

Per questa operazione finanziaria complessa, la Commissione vuole utilizzare anche il prossimo bilancio 2021-2027, e rimettere sul tavolo la proposta da 1100 miliardi, bocciata a febbraio scorso dai leader europei. Sommando il pacchetto già approvato che comprende Mes, Sure e Bei, si arriva a un piano da 2400 miliardi (non chiamatelo piano Marshall, semmai piano Ursula). Che – includendo alcuni moltiplicatori – potrebbe diventare da 3000 miliardi. Ecco però cosa succede.

Una magra tranche da qui a Natale

Per finanziare il piano, la Commissione Europea dovrà avere l’approvazione di tutti e 27 i Parlamenti nazionali. Dunque, si dovrà aspettare il 2021: le garanzie per emettere i titoli saranno disponibili soltanto con il nuovo bilancio pluriennale. Da qui a Natale, insomma ci sono solo 11,5 miliardi in cassa, da utilizzare per rifinanziare le politiche tradizionali e il nuovo fondo per ricapitalizzare le imprese.

Al via economie più digitali e più verdi

Dall’anno prossimo il “Recovery and Resilience Facility”, vincolerà gli Stati membri a usare i fondi per le riforme e gli investimenti indicati da Bruxelles. Vale a dire investimenti che rendano le economie più digitali e più verdi. Ogni Paese dovrà preparare il suo piano, ma non potrà allontanarsi dalle priorità e affrontare le sue debolezze strutturali. Ovviamente alcuni Paesi come Olanda, Austria, Danimarca e Svezia vogliono rivedere sia le cifre che la distribuzione di aiuti e prestiti. E fissare priorità sulle debolezze strutturali da sanare (per chi le ha).

Le decisioni chiave? Rimandate a luglio

Non è pensabile che tutto sia a posto per il vertice del 19 giugno. La premier tedesca Angela Merkel con l’assist dell’omologo francese Emmanuel Macon, punta a chiudere al summit all’inizio di luglio, quando la presidenza di turno sarà tedesca. Qualcosa dovranno cedere, ma il resto riusciranno a farlo passare, promettendo ispezioni e stringenti controlli. Ecco perché da noi è meglio non festeggiare. I soldi ce li daranno, ma a luglio decideranno se saremo o no dei ‘sorvegliati speciali’. Dovremo fare le riforme e forse tagliare le pensioni o introdurre una patrimoniale. Per farla breve: i soldi ce li promettono, ma alla fine potrebbero non darceli tutti.

Next Generation Eu, quali aiuti ci darà davvero l’Ue

Aggiunta degli ultimi giorni: le risorse verranno distribuite a tranches e saranno versate solo al raggiungimento di determinati obiettivi. E qui abbiamo sentito le nostre orecchie fischiare. Perché gli obiettivi, quando ce li diamo da soli, non sono mai centrati. E i soldi, quando ce li diamo da soli, vanno a finire nelle mani sbagliate. Il reddito di cittadinanza è stato riscosso da oltre 100 boss e gregari dei clan. E il fiume di soldi delle donazioni arrivate a enti, associazioni, ospedali, case di riposo e onlus durante la pandemia, è difficile capire dove è andato a finire.

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