Moody’s per ora morbida sull’Italia

Oggi parliamo di Moody’s e del suo attuale approccio all’Italia, per ora morbido, ma con l’autunno caldo che prevede il Governo tutta da verificare l’evoluzione nelle prossime settimane.

Prima di proseguire è opportuno chiarire che Moody’s è società quotata, che ha come prima azionista Warren Buffet (uno dei più grandi investitori al mondo) e che dal 2011 si sta difendendo in un processo per aggiotaggio per valutazioni erratamente favorevoli su titoli tossici…ognuno quindi tragga le proprie conclusioni.

“HYCM”/
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Il primo tempo distensivo nella valutazioni sull’ Italia si è “giocato“ in questi giorni: infatti Moody’s ha abbassato le stime di crescita per l’Italia abbassando il dato del Pil dall’1,5% all’1,2% per il 2018 e dall’1,2% all’1,1% per il 2019 tutto ciò vista «forza inferiore alle attese» espressa dall’economia italiana nel secondo trimestre del 2018. In prospettiva poi a livello globale e pertanto anche per l’Italia sarà inevitabile fare i conti con le tensioni commerciali tra Stai Uniti e Cina che dunque peseranno sulla crescita globale.

Questa prima decisione potrebbe apparire negativa ma in realtà, come visto, si è rivelata sulla borsa di Milano di impatto limitato se non nullo; molto più seria sarà invece la questione se quando usciranno i dati reali del PIL nazionale saranno inferiori alle attese già ridimensionate. Questo bisognerà a tutti i costi cercare di evitarlo.
Il Governo ha annunciato che porrà , in base ai propri diritti, il veto sulla programmazione economica dell’UE, che si batterà contro i poteri forti che ostacolano la ripresa dell’Italia tramite manovre sulle infrastrutture e tutto quanto finora ci è stato precluso per il famoso rapporto debito PIL bloccato al 3%.

A questo punto proseguiamo con Moody’s che ha rinviato il giudizio sul rating italiano dai primi di settembre a verso la fine dello stesso mese. Questa agenzia quotata e privata appartiene ai poteri forti? Quanto sarà sereno e distaccato il suo rating in presenza di un governo che per la prima volta pare ribellarsi all’andazzo che ci sta soffocando?

Certo, tutti gli operatori sanno di questo potenziale conflitto di interessi ma ugualmente il condizionamento all’uscita dei report di Moody’s rimane fortissimo. Un rating in discesa sul nostro debito potrebbe dare il colpo di grazia allo spread che già da settimane ha ricominciato a traballare.

Da una parte avremo dunque un ‘Europa punitiva nei confronti dello “scolaretto” Italia che cresciuto in termini di dissenso popolare infastidisce non poco, dall’altra il governo, che questo dissenso popolare rappresenta, che batterà i pugni sul tavolo per ottenere di mutare l’approccio alla situazione critica italiana ottenendo deroghe ai parametri UE e concessioni che avranno al centro un  importante ruolo del pubblico dopo gli anni delle privatizzazioni che ci hanno portato in dote ….Atlantia per esempio.

Moody’s si troverà nel mezzo di una situazione molto più politica che economica. Se è pur vero che delle manovre del governo si dovrà valutare la sostenibilità e misurarne le coperture è anche vero che un cambiamento così radicale, vedasi ad esempio Flat Tax come strumento per combattere e disincentivare l’evasione fiscale, non sarà certo apprezzabile nel brevissimo termine. Così come servirà tempo per realizzare e misurare l’impatto economico positivo dell’l’impianto di opere pubbliche necessario a rimettere in sicurezza tutte le infrastrutture datate e la ricostruzione post terremoto…
Quindi se dal lato governo ci aspettiamo proposte mirate ed economicamente ben studiate e rappresentate da Moody’s ci aspetteremo una valutazione in termini prospettici e non meramente in una logica speculativa di breve periodo.  Questo dell’Italia sarà un banco di prova fondamentale per rivalutare o meno il lavoro della più grande agenzia di rating del mondo che dovrà fare sfoggio di equilibrio e visione prospettica senza cadere in trappole di brevissimo che confermerebbero la vocazione interna a logiche speculative e di conseguenza avvallerebbero la poca credibilità di un ente che nonostante l’azionariato privato vuole darsi l’etichetta di imparziale ed affidabile nei giudizi emessi.

Gianluca Braguzzi
CFI Asset Management and Organization WIAM

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili QUI»)

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