Mercati e i rischi più grandi del 2019

Mercati: i rischi più grandi del 2019

Stando a quanto previsto dagli economisti di Unicredit, nei prossimi mesi sarebbe meglio tenere d’occhio alcuni possibili focolai d’infezione sui mercati.

Mercati: Cina e Teheran

Il primo riguarderebbe quello che da mesi sta gravando sui mercati internazionali: la guerra dei dazi tra Usa e Cina. Anche se le delegazioni, attualmente si stanno parlando, non è detto che i colloqui portino a risultati concreti. Non solo, ma è bene ricordare che le recenti dichiarazioni del presidente cinese Xi Jinping su una Cina che continuerà per la strada che ha intrapreso, fanno temere che le posizioni potrebbero irrigidirsi. Soprattutto se la collaborazione tra Pechino e Teheran dovesse aumentare. Per ora solo si è limitata al sospetto sulla presunta collaborazione di Huawei con le autorità iraniane nel caso del recente arresto in Canada, del cfo dell’azienda. Estremizzando le proiezioni, si arriverebbe a sanzioni su Pechino?

E se non fosse Pechino ma Mosca?

In molti non ci pensano ma è bene ricordare che con la Russia i rapporti sono molto tesi. Non solo, ma potrebbero esserci clamorosi sviluppi nell’inchiesta del super procuratore Robert Mueller che indaga sul Russiagate. In questo caso il Congresso avrebbe partita facile visto che i favorevoli a nuove azioni punitive sono in maggioranza.

Altro rischio per i mercati  è la Brexit

Sia l’Europa che Londra stanno preparando piani (anche concreti come le scorte alimentari) in caso di hard Brexit. Eppure aumenta la percentuale di chi guarda a un possibile, secondo referendum. Il premier inglese Theresa May si è salvata dopo la recente vittoria sul voto di sfiducia in parlamento. Ed è la prima nemica di una nuova chiamata alle urne. Ma nulla in questo lungo iter ormai può sorprendere. Potrebbe voler rischiare?

Pil Eurozona e mercati

Restando sempre in Europa è impossibile non guardare alla crescita sempre più debole. Stando ai dati di Unicredit, le previsioni parlano di un Pil della zona Euro all’1,7% nel 2019. Ma guardando gli ultimi dati si potrebbe temere una crescita negativa già dal prossimo anno. Ancora di più guardando all’orizzonte macro sempre più debole della Cina. In questo caso, quindi, Pechino rischia i essere una zavorra. Da qui il possibile intervento della Bce con i suoi piani di stimolo della liquidità (Tltro). Più difficile dovrebbe essere la situazione intorno alla metà del 2020 quando si parla addirittura di recessione per gli Usa.

Per i mercati dubbi anche sull’Italia 

Il 2019 potrebbe vedere un calo della crescita. In questo caso, determinante, sarebbe il ritorno della fiducia su imprese e un aumento della domanda. Entrambi fattori che nel corso di quest’anno si sono notevolmente raffreddati. Sia per la Manovra politica, sia per il tira e molla con l’Europa ma anche per una instabilità politica che ha fatto temere più volte il ritorno alle urne. Altro ago della bilancia per l’Italia: il settore bancario e il legame a filo doppio con i Btp tricolore. Non solo, ma in ultima analisi è bene non dimenticare che da gennaio la Bce e il suo QE saranno molto meno presenti.

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