Materie prime sottovalutate, buon momento per scommettere

Con l’evolversi della situazione tassi, molte materie prime risultano sottovalutate  e l’investimento sulle commodity, dagli agricoli ai metalli, oggi è di sicuro vantaggioso. Tutti sembrano aver deciso che non ci sarà più pressione inflazionistica e che mancheranno le sorprese sui prezzi. Alcuni analisti però non credono affatto che questo sarà il futuro. Intanto le tensioni si stanno spostando dagli idrocarburi ai prodotti agricoli.

Rimbalzo del petrolio, ma si temono nuovi stalli per lockdown

Questa settimana, nonostante il pessimismo dell’OPEC e dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) sull’evoluzione della domanda (91,7 milioni di barili giornalieri) i prezzi del petrolio sono rimbalzati. Le due istituzioni hanno rivisto al ribasso le previsioni sulla domanda. Indicando i pericoli di un’impennata dei casi di coronavirus sulla crescita globale della mobilità e dunque dell’economia. Il rinnovato aumento dei casi di Covid-19 in molti Paesi e le relative misure di lockdown rendono difficili le previsioni. Il lavoro a distanza che tende a protrarsi e un settore del trasporto aereo ancora debole, stanno danneggiando la domanda globale. Attualmente la sostiene la Cina, che continua a insistere sulla ripresa dell’export. Mentre l’India in ginocchio per la pandemia, la deprime. L’Arabia Saudita per ora ha ribadito la sua determinazione a sostenere i prezzi. Invitando i suoi alleati, in particolare gli Emirati Arabi Uniti, a rispettare le loro quote di produzione.

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Carburanti in balia della crisi dell’autotrasporto

A causa del crollo delle scorte americane, il future sul Brent (contratto di novembre) è stato scambiato a 43,08 dollari al barile. Mentre quello per il WTI non ha potuto superare i 40,97 dollari al barile per il contratto di ottobre. In calo anche la richiesta di carburanti, soprattutto da parte del settore autotrasporto in Usa. Il gas naturale (contratto di ottobre) ha chiuso a 2,058 dollari (+0,78%) mentre il gasolio (contratto di ottobre) ha chiuso a 1,1586 dollari.

Metalli preziosi: oro a 1.957,75 dollari l’oncia, argento in fase laterale

Nel frattempo, continua il consolidamento nel comparto dei metalli preziosi. L’argento è in fase laterale, i prezzi di chiusura del future del metallo grigio per dicembre si fermano a 26,965 dollari l’oncia questa settimana. Anche l’oro (contratto di dicembre) sta testando quota 1957,75 dollari. Dopo le ultime promesse della FED di tassi contenuti per il prossimo triennio, gli investitori vedono stabilizzarsi i rendimenti sui Bond a 10 anni. In questa situazione la forza del dollaro costituisce un ulteriore ostacolo per il gold. I prezzi sembrano vulnerabili nel breve periodo. Ma gli operatori si attendono che il mercato mantenga un trend rialzista, a causa della significativa incertezza creata dalla continua diffusione del coronavirus.

Metalli di base, volano palladio, zinco e rame

Materie prime sottovalutate, buon momento per scommettere. Sul fronte dei metalli di base, vola il contratto a dicembre del palladio a 2.382, 60 (+2,03), seguito dal rame a 3,1070 (+1,17%). Anche lo zinco si sta muovendo verso l’alto a 2.547,25 dollari (+1,36%) mentre il nichel è sceso a 14.850 (-1,70%) dollari. Recupera l’alluminio a 1.795 dollari (+0,77%).

Materie prime sottovalutate, buon momento per scommettere

Per quanto riguarda gli agricoli, frumento e riso trainano il gruppo. Il riso grezzo ha chiuso ieri in rialzo del 2,37% a 12,54 dollari (contratto novembre), mentre il frumento è in rialzo a 577,12 (3,61% il contratto dicembre). In salita i semi di soia (+1,40%) e la farina di soia americana (+2,04%). A proposito di frumento, l’Arabia Saudita ha allentato le regole inerenti alle qualità del prodotto. Attirando un forte volume di export di grano di alta qualità dall’Ucraina e dal Mar Nero, direttamente verso il Golfo. Oltreoceano si attende un aumento della produzione di frumento soprattutto in Canada, si attende un aumento del 5.6% sui raccolti di grano duro e invernale. Gli agricoltori hanno dovuto fare i conti con piogge eccessive e temperature inferiori alla media nella prima parte dell’estate. Che poi sono divenute superiori alla media, nel mese di agosto.

Coloniali in altalena: crolla il caffè, vola il cacao

Per quanto riguarda il caffè, è crisi nera: il contratto dicembre ha chiuso a 114,20 in calo del 3,22%. Oltre a una produzione brasiliana inferiore nel 2020 a quella dell’anno precedente, si evidenzia una situazione mai vista. I produttori hanno venduto il raccolto ma non sanno dove potranno consegnarlo. Gli esportatori hanno comprato il caffè, ma non sanno dove conservarlo: lo spazio per lo stoccaggio sta per finire. Crolla il prezzo del Robusta, -8,34% il contratto novembre chiude a 1.362. A proposito di cacao, il contratto dicembre ha chiuso in rialzo del 2,60% a 2.667,50. Il mese scorso i due maggiori produttori mondiali, Ghana e Costa d’Avorio, hanno creato un organismo comune per fissare il Farm Gate Price. I mercati si attendono a breve un forte aumento del prezzo alla produzione delle fave

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