Mai sottovalutare i danni di questa sostanza quando usiamo l’olio per friggere

Mai sottovalutare i danni di questa sostanza quando usiamo l’olio per friggere: l’acroleina. In questo articolo vediamo di cosa si tratta.

I toscani amano dire che fritta è buona anche una suola delle scarpe. Gli crediamo sulla parola. In effetti i cibi fritti attirano molto le nostre papille gustative.

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La croccantezza che questa tecnica di cottura dona alle pietanze è qualcosa che fa gola a tutti. Certo, sappiamo che non è il massimo per la linea fisica né per la salute dell’organismo. Per limitare al massimo rischi indesiderati, gli esperti consigliano di mangiare fritto massimo una volta a settimana.

Vediamo, dunque, per prima cosa, quali sono gli effetti provocati dall’acroleina. Dopodiché ci concentriamo sugli accorgimenti necessari per minimizzare la pericolosità della frittura.

Mai sottovalutare i danni di questa sostanza quando usiamo l’olio per friggere

Vediamo qual è il rischio maggiore della frittura. Abbiamo anticipato che si tratta dell’acroleina. Questa altro non è che una sostanza tossica.

La formazione dell’acroleina si ha quando la frittura supera la giusta temperatura dell’olio. Tale reazione, nello specifico, è dovuta all’ossidazione del glicerolo contenuto nei grassi e negli olii alimentari.

Da questa osservazione, possiamo subito concludere quanto sia indispensabile tenere sotto controllo la temperatura. Evitiamo, ad ogni modo, di friggere cibi nell’olio bruciato o anche surriscaldato.

L’acroleina, infatti, è una sostanza fortemente nociva per la salute umana. A risentirne di più, sono soprattutto il fegato e la mucosa gastrica. Questo spiega facilmente perché i cibi fritti creano maggiori problemi nella digestione.

Vediamo allora come conciliare il benessere dell’organismo senza rinunciare a una buon piatto fritto. Questi consigli potranno tornare utili in cucina.

Consigli per una frittura ideale

Evidenziamo sin da subito un punto di importanza fondamentale. Potrà apparire banale, ma non lo è affatto. Non dobbiamo mai riutilizzare l’olio già consumato per friggere. Né dobbiamo aggiungere olio a quello che stiamo utilizzando per cuocere i nostri cibi.

Molto importante è anche la temperatura, come abbiamo accennato poco fa. Essa è conosciuta anche  come “punto di fumo”.

Dunque, quando friggiamo cerchiamo di usare un termometro alimentare. Teniamo ben presente che il punto di fumo varia a seconda del tipo di olio.

L’olio di girasole e quello di soia, secondo quanto affermato dagli esperti, devono raggiungere i 130 gradi. Invece l’olio di mais ha un punto di fumo ideale a 160 gradi. Ancora, l’olio di arachidi, 180 gradi, e quello d’oliva 210 gradi.

Anche i tempi di cottura sono essenziali. I cibi devono dorare. Quindi, dovrebbero essere subito tolti dall’olio per non bruciarsi.

Altrettanto importante è far friggere poche unità di prodotto alla volta. Questa abitudine garantisce una riduzione dei tempi di frittura, nonché una resa migliore dei cibi.

Approfondimento

Attenzione, mai usare la margarina per questa preparazione in cucina

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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