L’UE assicura il rimborso fino al 75% dei voli di rimpatrio e l’Italia fa pagare i biglietti ai cittadini

Sono circa 7000 gli italiani bloccati all’estero dall’inizio della pandemia. Si tratta di connazionali, in giro per il mondo per diverse ragioni: affari, salute, lavoro, famiglia. Essi scrivono sui social, chiedendo aiuto allo Stato italiano affinchè li supporti nella procedura di rimpatrio. Arrivano richieste dall’Australia, dal Marocco, dall’India, dall’Argentina, dall’Albania.

Tutti lamentano di essere costretti a dover comprare biglietti dal prezzo raddoppiato o triplicato rispetto a quello del volo che è stato loro cancellato.  Infatti, dall’inizio del lock down c’è stata una molteplicità di viaggi cancellati, poi riprogrammati e poi ricancellati. Quindi, le predette sarebbero le condizioni imposte ai cittadini italiani, mentre per quelli degli altri Stati il rimpatrio è gratuito. Si ci chiede, dunque, perchè gli altri Stati fanno tornare a casa i propri connazionali avvalendosi dei fondi UE messi a disposizione per i rimpatri e l’Italia no. Detti voli, infatti, vengono rimborsati dall’UE fino ad un ammontare del 75% del loro costo.

La risposta di Di Maio

Ebbene, il Ministro Luigi Di Maio, ribatte che i fondi sono utilizzabili soltanto per i paesi che non offrirebbero anche voli commerciali per il ritorno. Per questa ragione, l’Italia sarebbe ricorsa al meccanismo del finanziamento europeo soltanto una volta per assicurare i rientri. E, poi, aggiunge, pregiandosi, che l’Italia è lo Stato che ha fatto ritornare in patria il maggior numero di connazionali, tra i paesi UE. Dall’Europa, però arriva una replica fresca e pronta, deducendosi che con il meccanismo in discorso sono tornati in Europa ben 50 mila persone. Quindi, resta il fatto che il meccanismo non ha tutte queste limitazioni che adduce Di Maio.

Oppure, diremmo che con l’addurre difficoltà inesistenti, si è voluto soltanto evitare un anticipo di spesa che spetterebbe in questi casi all’Italia prima di ottenere il rimborso dall’UE. Solo questa è la ragione e nessun’altra. Non certo quella addotta dal Ministro degli Esteri. Tanto vero questo che tutti i connazionali che hanno fatto espatrio dall’Albania hanno dovuto pagare il biglietto esattamente il triplo del costo di quello cancellato. Ed ivi non vi erano altri voli commerciali che garantissero il rientro. Ciò dimostra che le giustificazioni del ministro Di Maio  non sono “calzanti”con quello che sta accadendo. Si chiede, pertanto, alla Farnesina di attivare i fondi UE come hanno proceduto a fare tutti gli altri Stati europei per garantire il ritorno a casa dei propri connazionali “dispersi”.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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