Lotta ai miliardi di tasse non pagate in Italia, Conte punta a recuperarle

Lotta ai miliardi di tasse non pagate in Italia, Conte punta a recuperarle? Le aziende, specie quelle grandi (i c.d. gruppi societari e/o le multinazionali) lo sanno bene (clicca qui per leggere). Basta spostare la propria sede sociale aziendale fuori dall’Italia e il risparmio sulle tasse è fatto. Stati come l’Irlanda (siamo sempre nell’Unione Europea) consentono dei risparmi che addirittura possono sfiorare il 100%. Mentre in Olanda, acerrima nemica degli eurobond, il risparmio in tasse si ferma “solo” al 90%. E poi proseguendo si ritrova la stessa prassi anche a Malta o in Lussemburgo. Insomma, un’ingiustizia bella e buona se si considera da un lato il livello di imposizione fiscale in Italia per tutti i contribuenti. Dall’altro sembra alquanto “antipatico” questo dumping fiscale fatto da alcuni paesi ai danni degli altri. Ma l’Esecutivo italiano non ci sta e prepara le contromosse. Vediamo allora questa lotta ai miliardi di tasse non pagate in Italia, Conte punta a recuperarle col prossimo decreto.

Una “migrazione di necessità”?

Sono molte le major quotate e non che nel corso degli anni hanno scelto sedi legali all’estero. Il motivo è risparmiare sulle tasse sul reddito d’esercizio (ma le differenze si notano anche in tema di costo del lavoro). Si tratta di prassi aziendali assolutamente lecite e sono una diretta conseguenza della c.d. direttiva UE “madre-figlia”. Questa in soldoni stabilisce che non si possano tassare i pagamenti infra-gruppo all’interno dell’UE. Cioè se la società Alfa ha lo stabilimento produttivo in Italia e la holding all’estero, il gioco è fatto. Di norma si ha che nella controllante (all’estero) si piazzano tutte le ricchezze (le quote, le licenze, etc) e nella controllata si delega la produzione. Quest’ultima poi paga dei diritti alla prima, con la conseguenza che la ricchezza finale di chi produce si assottiglia assai.

Dumping fiscale

Detta col gergo del diritto tributario, si tratta di una norma che rende legale al 100% il dumping fiscale. Ovvero concorrenza sleale in cui alcuni Stati (spesso di piccole dimensioni) praticano aliquote fiscali nettamente più favorevoli. E che genera dibattiti di fondo molto più complessi di quel che a prima vista si potesse pensare. Prendiamo il caso Fiat. La famiglia Agnelli anni fa decise anni fa di spostare la sede fiscale in Olanda (e sede legale a Londra). Ora, in questi giorni ha chiesto un prestito ma con garanzia dello Stato italiano. È vero che Fca eroga comunque migliaia e migliaia di stipendi a nostri concittadini, ma su altri fronti ci sarebbe almeno da discettare.

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Le parole di Conte riguardo la lotta ai miliardi di tasse non pagate

Nell’ultima conferenza stampa di sabato scorso non sono sfuggite le parole del Premier. Che in un passo ha dichiarato: “c’è un problema di competizione tra ordinamenti”, ovvero – detta in termini non di palazzo – di “scorrettezza” di altri Stati. La conseguenza è che il Tesoro italiano ogni anno si vede miliardi di tasse sfuggire sotto gli occhi, che in un periodo come l’attuale non può permetterselo.

L’ideale sarebbe un’opera più complessa di armonizzazione fiscale tra i paesi europei ed eliminare l’attuale concorrenza tributaria. Ma ci vorrebbe molto tempo, e una volontà degli Stati che ad oggi manca. Che fare allora? La risposta l’ha data il  Premier sabato scorso, quando ha accennato a un decreto “al quale stiamo già lavorando”. In questo “decreto Semplificazioni” si punterebbe ad introdurre una “più o meno simile” politica fiscale aggressiva. In tal modo i soldi in tasse sulla ricchezza prodotta in Italia resterebbero lì dove sono generati.

Sarà realtà?

L’intento è nobile, ma la realtà porrà l’Esecutivo di fronte a problemi irti e difficilmente risolvili nello spazio di una legislatura. Questo perché il sistema-Paese presenta gap strutturali divenuti negli anni ormai delle voragini. Alcuni esempi:

  1. La (non) rapidità dei processi civili, fallimentari, del lavoro e commerciale è un dato acclarato. In Italia si sa la data di inizio di un processo ma non se ne conosce mai la fine. Chi fa impresa vuole poi meno burocrazia, mentre da noi a maggio stiamo ancora lì ad inoltrare le domande per gli aiuti e i sostegni vari.
  2. Gli ordinamenti societari di questi Stati (come l’Olanda) garantiscono al primo azionista il controllo dell’azienda. In pratica le norme consentono una moltiplicazione dei diritti di voto degli azionisti sopra il 20%; in tal modo la tutela dell’holding contro possibili OPA è fatta.
  3. I benefici fiscali sono poi molteplici e passano per gli interessi e le royalties che all’estero non sono tassate. Ma anche per i dividendi e il capital gain che non confluiscono nell’imponibile.

Lotta ai miliardi di tasse non pagate in Italia, Conte punta a recuperarle

Come si vede si tratta di fattori di non facile soluzione, né dal punto di vista temporale che fattuale. La competizione è quasi impari. Il problema è che l’Italia ha il diritto a quei soldi di tasse che sono frutto di ricchezza prodotta qui e non all’estero. Ma dall’altro si tratta di avviare quelle riforme che per poter veramente tradursi in realtà richiederebbero uno Stato completamente nuovo. Sarà questa la volta buona per realizzare tutto ciò?

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