Londra punta a diventare il nuovo paradiso fiscale d’Europa?

Londra punta a diventare il nuovo paradiso fiscale d’Europa? Cosa sta succedendo nella capitale britannica? E più precisamente dalle parti di Downing Street, residenza del Primo Ministro? Pare proprio che il vulcanico premier inglese ne abbia tirata fuori un’altra delle sue. Ha ordinato a David Frost, il capo negoziatore britannico, di abbandonare il tavolo negoziale con l’Europa.

Chiaramente l’omologo europeo, Michel Barnier, non l’ha presa tanto bene. Come il resto della Commissione. Qual è la materia del contendere? Innanzitutto il denaro che Londra deve a Bruxelles in virtù della Brexit. Già concordato in 35 miliardi di euro, è evidente che Johnson miri a pagarne di meno. Ma l’Europa, da tempo, è irremovibile su questo punto.

Ci sono poi le annose questioni riguardanti l’accesso alle acque di pesca della Manica e del canale d’Irlanda. E la necessità che il Regno Unito continui a rispettare le norme dell’UE. Cosa, quest’ultima, che manda in bestia Johnson, che di cedere sovranità non vuol sentir parlare in alcun modo. Messe in evidenza tutte queste questioni, una domanda sorge spontanea. A che gioco sta giocando BoJo? A cosa punta veramente?

Londra punta a diventare il nuovo paradiso fiscale d’Europa?

È una domanda che ci siamo fatti anche noi dell’Ufficio Studi di ProiezionidiBorsa. E ci siamo dati una risposta complessa. Che cercheremo di esplicitare brevemente. Partiamo innanzitutto dalla sterlina. Da quando c’è stata la Brexit, la valuta britannica si è svalutata. Sia contro dollaro che contro euro.

Soprattutto nei confronti della valuta americana si sono raggiunti deprezzamenti di quasi un quarto del valore. Contro l’euro si è scesi di circa il 20%. I livelli attuali sono di un -9,5% contro dollaro e di un più sostanzioso -14,66% contro euro. Perché la debolezza della sterlina? Perché la Brexit piace solo a Londra. E non piace certamente ai mercati. Che infatti hanno pesantemente punito la valuta britannica.

Questa perdita di valore ha certamente favorito l’export britannico, che è orientato fondamentalmente verso gli Stati Uniti. Ma gli States non possono essere l’unico partner inglese. Che conta su ben altro. E ci arriveremo tra poco.

Dicevamo del commercio. Nonostante la svalutazione marcata nei confronti degli USA e dell’Europa, la Gran Bretagna è in crisi come tutti. Anzi, peggio di tutti. Perché nel secondo trimestre ha accusato un crollo del PIL del 20%. Peggiore di ogni altro partner europeo, noi compresi. È chiaro che la crisi ha colpito una situazione commerciale che già stava deteriorandosi. Questo nonostante il periodo transitorio finisca il 31 dicembre. E fino al quel giorno il Regno Unito faccia parte dell’Unione Europea a tutti gli effetti.

Il piano ardito e disperato di Johnson

Come può risollevarsi al Gran Bretagna da questa situazione? Secondo noi Johnson punta a fare di Londra non solo il centro finanziario d’Europa. Cosa che tra l’altro è già, anche se in diminuzione causa Brexit. Ma a renderla un vero e proprio paradiso fiscale. Al di fuori delle regole UE, con una sovranità monetaria mai abbandonata, la strada è solo una. Svalutazione competitiva della valuta ed attrazione di capitali esteri. Che possono arrivare solo se ci sono situazioni molto convenienti. Come una defiscalizzazione diffusa delle imprese. A cui dare, al contempo, il più evoluto e sicuro mercato borsistico d’Europa.

È un piano ardito e disperato al contempo. Perché se non dovesse funzionare, la Gran Bretagna è destinata ad un declino da cui risollevarsi sarà particolarmente difficile. E non esiste “special relationship” con gli USA che possa aiutare (a breve termine), in quel caso.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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