L’intervista esclusiva alla sostenibilità, solo sulle nostre pagine

Buongiorno Sostenibilità, come sta?

Tutto bene, grazie.

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Parliamo un po’ di lei. Si descriva ai nostri lettori, che magari ancora non la conoscono.

D’accordo. Sono nata nel 1987. Alla Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente. Lì mi fu data una definizione precisa. Che dice che per sviluppo sostenibile si intende qualcosa grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente. Questo senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri. Oggi vengo collegata a tre pilastri.

Pilastri che rendono compatibile lo sviluppo delle attività economiche. E la salvaguardia dell’ambiente. Vale a dire sostenibilità ambientale, sociale ed economica. La prima deve garantire la disponibilità e la qualità delle risorse naturali. La seconda deve farlo per la qualità della vita, sicurezza e servizi per i cittadini. Infine la terza deve garantire efficienza economica e reddito per le imprese.

Ci par di capire che l’equilibrio di questi tre pilastri sia il senso stesso del concetto di sviluppo sostenibile. E che quindi, al centro di tutto, ci siano il rispetto dell’uomo e dell’ambiente.

Esatto. È proprio così.

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Come sono sviluppabili i tre pilastri?

La mia applicazione ambientale deve essere affrontata riducendo obbligatoriamente la “carbon footprint”. Cioè l’emissione di carbonio nell’aria. E può essere fatta soltanto privilegiando sempre di più le energie rinnovabili. Quindi geotermico, maree, idroelettrico. Ma, soprattutto, eolico e solare.

Ovviamente la mia applicazione deve essere anche sociale. Con un’attenzione particolare alla cura delle comunità e dei territori. Ed alla qualità del lavoro. E non deve essere un’applicazione finalizzata soltanto alla singola impresa. Ma si deve allargare anche ai suoi fornitori. Ed alla macchina pubblica, cioè le istituzioni e la pubblica amministrazione. Che muovono ingenti capitali grazie agli appalti pubblici.

La mia applicazione economica riguarda perciò le imprese. Che devono essere accompagnate in un cambiamento produttivo. Cambiamento orientato alla circolarità della produzione. Senza produzione di scarti o rifiuti non necessari. E che dovranno prendere decisioni perseguendo obiettivi triplici. Equità sociale, qualità ambientale e prosperità economica.

L’appello finale

Siamo alla fine. Lasciamoci con un appello a tutti i lettori.

Bene. La sostenibilità è una responsabilità globale. Nessuno può rimanere con le mani in mano. Il pianeta è di tutti. E non c’è un pianeta B. Non abbiamo una ruota di scorta. Devono essere i Paesi più ricchi quelli chiamati ad adottare processi produttivi e stili di vita ecocompatibili e sostenibili. Facendo così da guida anche per i Paesi in via di sviluppo. Che poi sono quelli che subiscono di più gli effetti del cambiamento climatico. Come detto, la responsabilità è di tutti. E tutti devono essere protagonisti del cambiamento. Governi, consumatori/cittadini, finanza e imprese.

Grazie davvero.

Grazie a voi che avete letto l’intervista esclusiva alla sostenibilità.

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