L’inflazione ha davvero un impatto negativo sui prodotti azionari?

In questo articolo cercheremo di portare maggiore chiarezza su un’eventuale correlazione tra inflazione e performance dei prodotti azionari.

Nel tempo si è diffusa una comune consapevolezza secondo cui l’inflazione influisca negativamente sulla performance dei prodotti azionari. Fino a che punto è valida questa affermazione?

L’inflazione ha davvero un impatto negativo sui prodotti azionari?

Al fine di dare una risposta accurata, è necessario ricordare che l’azionario, a differenza di altre classi patrimoniali come ad esempio l’obbligazionario o la liquidità, è basato su un sottostante reale. Dietro la liquidità infatti, già dal 1971 (fine degli accordi di Bretton Woods) non c’è più l’oro fisico. La moneta viene oggi accettata come mezzo di pagamento, in forza di legge e non in base ad una convertibilità in oro. Anche l’obbligazionario non ha un sottostante reale. Esso infatti rappresenta un semplice obbligo contrattuale tra le parti. Solo in alcune eccezioni, l’obbligazionario ha un sottostante reale e tangibile, quanto meno a garanzia, come ad esempio, nel caso di un mutuo ipotecario o di un’obbligazione convertibile in azione. Ma questo non è certo il caso per la stragrande maggioranza delle obbligazioni quotate sui mercati (titoli di Stato e obbligazioni corporate).

L’azionario invece, per sua natura rappresenta sempre una società, e per questo motivo, possiamo affermare che il sottostante dell’azionario è sempre reale ed in massima parte tangibile.

Questa distinzione tra sottostante reale o meno è fondamentale per capire l’impatto dell’inflazione. I prodotti finanziari che non hanno un sottostante reale, infatti, saranno più esposti all’azione erosiva dell’inflazione. I prodotti con un sottostante reale, invece, proprio perché il reale, tenderà a rivalutarsi in seguito all’inflazione, riusciranno nella maggior parte dei casi a compensare la perdita di valore legata all’inflazione.

Inoltre, almeno le società più solide, operano in un ambiente non troppo competitivo, sono differenziate, tramite il marchio, la comunicazione, la qualità dei prodotti, la ricerca e sviluppo, etc. In questo caso esse riusciranno abbastanza agevolmente a scaricare l’aumento dei prezzi sui loro utenti o consumatori e quindi a proteggere i loro margini.

A completamento di quanto qui esposto, aggiungiamo che la maggior parte delle società quotate hanno anche debito tra le fonti di capitale.

L’inflazione lavora a favore dei debitori ed a svantaggio dei creditori, in quanto il valore reale del denaro viene eroso nel tempo. Quindi i debitori si troveranno a ripagare meno in termini reali, rispetto a quanto hanno preso in prestito. La maggior parte delle società con gli attuali tassi d’interesse, si trova a prendere capitale in prestito a tassi d’interesse esigui, i quali potrebbero essere ulteriormente ridotti in termini reali proprio dall’inflazione. Queste società possono investire il capitale preso a prestito, nelle loro operazioni e ricevere in cambio un ritorno pari al loro ROIC (Return on Invested Capital), che di norma è ben più alto rispetto agli interessi che pagano sul debito. Ottime società, che operano in settori in forte espansione possono avere ROIC anche a doppia cifra.

Ma allora perché ogni volta che appare lo spettro del ritorno dell’inflazione, i mercati azionari reagiscono negativamente? Le conclusioni

L’inflazione ha davvero un impatto negativo sui prodotti azionari?

In effetti una causa c’è, ma a nostro avviso è indiretta. L’inflazione infatti può portare la Banca centrale ad iniziare misure monetarie restrittive, al fine di mantenere la stabilità dei prezzi. Misure monetarie restrittive, comporteranno minore liquidità in circolazione e quindi minore domanda per i prodotti finanziari in genere. Inoltre tra le misure restrittive vi potrebbe essere un aumento dei tassi d’interesse. Un amento dei tassi d’interesse andrà a comprimere le valutazioni dei titoli azionari. Infatti, il valore intrinseco di qualsiasi investimento è inversamente correlato al costo del capitale. I tassi d’interesse invece hanno una correlazione diretta con il costo del capitale. Quindi tassi d’interesse più alti comportano valutazioni più basse per l’azionario.

Quindi sì, l’inflazione, specialmente nel breve periodo, non aiuta il mercato azionario. Questo avviene però non direttamente ma a causa dell’effetto indiretto sulle misure di politica monetaria descritte qui sopra. Su cicli temporali più lunghi, invece, l’azionario si è storicamente rivelato come uno dei migliori strumenti di protezione dall’inflazione.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili QUI»)

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