L’inflazione diventa l’avversario da battere. Non è più transitoria?

La Banca Centrale Europea si appresta a porre fine alla sua politica monetaria ultra espansiva avviata con il famoso “whatever it takes” di Mario Draghi quasi un decennio fa nell’intento, riuscito, di salvare l’euro. Ma lo fa con una reputazione indebolita e senza avere un piano ben definito sul nuovo obiettivo da raggiungere, quello della lotta all’inflazione post pandemica.

Nella riunione di ieri, l’istituto di Francoforte ha confermato che rialzerà i tassi d’interesse (25 punti base) nella prossima riunione di luglio e ha lasciato intendere di volerne effettuare un secondo, probabilmente pari a 50 punti base, nella successiva riunione di settembre. Il rialzo dei tassi arriverà però soltanto dopo la fine del programma di acquisti netti di titoli (APP), che cesserà dal prossimo 1 luglio.

L’inflazione diventa l’avversario da battere. Non è più transitoria?

Con queste due mosse, la stance di politica monetaria della BCE diventa così restrittiva, allineandosi a quella di Federal Reserve e Banca d’Inghilterra, che nel processo di normalizzazione delle loro politiche monetarie sono più avanti. Infine, sempre ieri, la governatrice Christine Lagarde ha dichiarato la ferma volontà della banca di fare tutto il possibile per ridurre il rischio di frammentazione dei mercati del debito sovrano, rischio che si sta facendo più concreto nelle ultime settimane, per effetto del forte aumento dei rendimenti sovrani osservato sui mercati finanziari e che colpisce soprattutto i paesi con livelli di debito pubblico più alto, come l’Italia.

L’inflazione diventa l’avversario da battere, dopo che per quasi un anno gli economisti di Francoforte l’avevano derubricato a “episodio transitorio”.

Evidentemente così non è stato.

E così, dopo il famoso mea culpa di fine aprile recitato pubblicamente e messo per iscritto in un bollettino economico, i funzionari della BCE hanno deciso di cambiare strategia, sia di azione che di comunicazione. Se la prima sembrerebbe essere tracciata ormai con certezza, dubbi ci sono sulla forward guidance. Perché, anche ieri, la Lagarde non ha saputo dare spiegazioni precise alla sua idea di voler ridurre gli spread tra i paesi dell’eurozona, facendo insorgere nei mercati l’idea che un vero e proprio piano, in realtà, non esista.

È proprio l’assenza di una strategia, o anche solo la capacità di comunicarla, che rischia di creare altra incertezza tra gli investitori. Per evitare questo, la Lagarde dovrebbe trarre lezione dagli errori fatti durante la sua prima conferenza stampa da governatrice, quando dichiarò che lo spread non è un problema di competenza della BCE. Allora i mercati reagirono molto male, come male hanno reagito ieri, provocando un pesante sell-off di sovereign bond. Sarebbe opportuno che, nelle prossime riunioni di luglio e settembre, il modo di comunicare ai mercati le intenzioni diventasse più preciso e assertivo.

Approfondimento

Una abiura non da poco, considerando il ruolo di prim’ordine svolto e che svolge la Yellen

I risultati delle previsioni presenti in questo articolo si basano su calcoli statistici spiegati negli ebook pubblicati da ProiezionidiBorsa ed elaborati sulla base dello storico dei prezzi a disposizione. (Ricordiamo, inoltre, di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo e alle responsabilità dell'autore, consultabili QUI»)

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