Limiti all’utilizzo dei contanti

Negli ultimi anni la lotta all’evasione fiscale, il contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo hanno introdotto importanti cambiamenti e restrizioni all’utilizzo dei contanti. Comprendere entro quali confini ci si possa muovere e quali sono i limiti imposti all’uso del denaro liquido consente di non generare allarmismi inutili, temendo eventuali persecuzioni dal Fisco. La normativa italiana, e internazionale, sono espressive di un impegno profuso in tema di antiriciclaggio sfociato nella emanazione di provvedimenti giuridici che consentono di ridimensionare notevolmente i rischi di uso improprio del denaro liquido.

Limiti all’utilizzo dei contanti, quadro attuale

Di recente, l’esame delle Commissioni parlamentari riunite di Giustizia e Finanze ha inteso recepire la V Direttiva 2018/843/UE che modifica la Direttiva 2015/849/UE e le indicazioni in tema di riciclaggio di denaro proveniente da fatto illecito.

Secondo il Rapporto annuale dell’Unità di Informazione Finanziaria, acr. UIF, della Banca d’Italia, la diffusione del contante nel nostro Paese in rapporto agli altri strumenti di pagamento, rilevazione al 2019, è notevolmente più elevata. Stando alle verifiche fatte su quasi 100.000 operazioni, oltre il 45% di esse sono state considerate ad alto rischio di riciclaggio o potenziali finanziamenti al terrorismo. Da qui, nuove regole e limiti all’utilizzo dei contanti.

Le indicazioni normative

A questa domanda risponde l’articolo 49 del d.lgs. 231 del 2007, il quale stabilisce il divieto di trasferire denaro contante per somme maggiori o rispondenti alla soglia dei 3.000€. La stessa regola vale per il trasferimento di titoli al portatore e libretti di deposito. Se ne desume che tutte le operazioni di trasferimento di denaro contante, o di titoli al portatore o libretti di deposito, con valore massimo di € 2.999,99 non comportano nessuna conseguenza giuridica; quelle che invece superano l’importo di €2.999,00, anche con operazioni frazionate e non uniche, devono essere eseguite con strumenti tracciabili di pagamento per mezzo di banche, carte di credito o servizi postali. Lo stesso limite è applicabile anche all’attività preposta al cambio valuta. Si precisa che il termine “trasferimento” indica, in modalità indistinta, tutte le operazioni di versamento e prelievo.

Dunque, la regola generale dell’articolo sopracitato stabilisce che l’uso del contante è liberamente consentito entro la soglia massima di € 2.999,99. Esistono però delle deroghe:

– le agenzie di viaggio e del turismo, e tutti gli operatori del commercio al minuto, possono vendere ai cittadini stranieri che non risiedono in Italia beni o servizi entro la soglia limite di 10.000€ in contanti, utilizzando però la procedura ex art. 3 del D.L. 16/2012;

– per gli assegni e i servizi di rimessa di denaro, money transfer, la soglia limite è di 999,00€.

Per i titolari di reddito d’impresa, l’art. 7- quater del D.L. 193/2016 ha determinato una soglia quantitativa di utilizzo del contante che, se sconfinata, ricade nella presunzione di evasione. Tale soglia è fissata in € 1.000 giornalieri e € 5.000 mensili. Restano fuori da questo limite soltanto i compensi previsti per i professionisti.

Entro quali limiti è possibile pagare in contanti?

– Entro la soglia di € 2.999,99 è possibile pagare in contanti una persona fisica, un professionista o un’azienda;

– Per pagare una somma rispondente o superiore a € 3.000,00 è necessario utilizzabile uno strumento di pagamento tracciabile: ad es, bonifico o carta di credito, che consenta di giustificare la causa del versamento.

Limiti all’utilizzo dei contanti per le operazioni sul proprio conto corrente, lo schema sanzionatorio

Secondo le nuove previsioni normative per coloro che violeranno gli obblighi di utilizzo del contante scatteranno sanzioni più stringenti che in passato. Il D.Lgs. 90/2017 stabilisce:

– una multa da 3.000€ a 50.000€ per violazioni che superano la soglia limite dell’uso del contante fino a €250.000. Se lo sconfinamento supera le 250.000€ la sanzione sarà da 15.000 a 250.000€.

– per coloro che hanno l’obbligo di segnalare la violazione, in caso di inadempimento subiranno una multa da 3.000 a 15.000€.

Per quel che riguarda le azioni sul proprio conto corrente, verranno segnalate al Fisco tutte le singole operazioni di versamento o prelievo che supereranno l’importo di €1.000. Inoltre, saranno considerati nel mirino, e immediatamente segnalati alla Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate, tutti coloro che mensilmente effettueranno operazioni che superano un flusso economico di €10.000 complessive, anche se tale soglia è stata raggiunta con singole operazioni al di sotto della soglia di 1.000€.

Articolo di Franco Laureana – Contatti

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