L’errore numero uno secondo Warren Buffett

Se c’è qualcuno che può insegnare qualcosa sui mercati questo è Warren Buffett. Ecco quale sarebbe, secondo lui, l’errore numero uno fatto in materia di soldi.

Responsabilità finanziaria

Ormai è universalmente risaputo che quando si è piccoli è più facile imparare. Che si tratti di una lingua straniera o di imparare a nuotare, il cervello nei primi anni, se non addirittura mesi, di vita, è estremamente più flessibile. Per questo motivo in molti hanno deciso di insegnare ai propri figli il più possibile proprio nella prima parte della vita. Magari anche approcciando il tutto in modo giocoso. Ma allora per quale motivo non insegnare ai propri figli anche quella che, secondo logica, potrebbe tranquillamente essere intesa come la futura responsabilità finanziaria?

Consapevolezza finanziaria

Un problema, quello della responsabilità finanziaria che, nel caso della realtà italiana, è particolarmente sentito. Un gap ancora più evidente se rapportato all’intera realtà europea. Spesso, infatti, i risparmiatori non sono in grado di organizzare le strategie di investimento in maniera cosciente. Il che li espone facilmente ad una serie di errori fatti anche in buona fede. Comprendere le dinamiche e gli strumenti finanziari potrebbe essere determinante per la riuscita di un buon investimento.

Il caso Warren Buffett e l’errore numero uno

In realtà il caso Buffett è piuttosto singolare. Infatti prima di diventare CEO della Berkshire Hathaway, il leggendario investitore aveva il pallino degli affari già a sei anni. Fu a quell’età, infatti, che Buffet chiuse il suo primo affare comprando una confezione di Coca Cola (KO) per 25 centesimi e rivendendo ogni lattina per 5 centesimi (quello che comunemente viene chiamato nichelino). Per questo motivo, secondo Buffett, il primo e più grave errore che viene commesso, è quello che i genitori fanno verso i propri figli: non insegnare loro il valore, la forza e l’importanza del denaro, in considerazione dell’utilità che può avere nella vita e nella società. Da qui, poi, sarebbe automatica la consapevolezza di una corretta gestione dei soldi.

 Il tempo è un fattore determinante

“A volte i genitori aspettano che i loro figli siano adolescenti prima di iniziare a parlare di gestione del denaro, mentre si potrebbe farlo anche molto prima.”

La crescita cerebrale, infatti, avviene per l’80% entro i primi 3 anni di vita ed entro i 7 anni si ha la piena comprensione del concetto di “cose da fare per il futuro”. Si tratta di un problema non indifferente perché è proprio nella fascia adolescenziale che i ragazzi hanno contatti più ravvicinati con la società, i propri coetanei, il consumo e le conseguenti richieste di denaro ai propri genitori. Richieste spesso sproporzionate, proprio perché dettate dalla mancanza di consapevolezza finanziaria e dall’incapacità di gestire il denaro.

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