Le tasse invisibili che paghiamo più volte: le cose da sapere

Le tasse invisibili che paghiamo più volte: le cose da sapere. Qual è il più grande trucco del nostro Stato? Chiamare le tasse con un altro nome. I vari Governi, avendo ormai tassato ogni forma di reddito, hanno duplicato le varie imposte. Gli hanno dato nomi differenti, ma hanno sempre colpito la medesima ricchezza. Le tasse invisibili che paghiamo più volte: le cose da sapere.

Facciamo un esempio concreto. Immaginiamo il Signor X, che prende ogni mese lo stipendio. Il Signor X è attento e scrupoloso, e va a leggere cosa dice la busta paga. Si accorge che il reddito effettivo a cui avrebbe diritto è quasi pari al doppio rispetto a quello che gli arriva sul conto. Il resto viene trattenuto dal datore di lavoro che, a sua volta, lo gira allo Stato. In pratica, lo Stato si avvale del datore di lavoro come esattore per far pagare al Signor X le tasse, in questo caso l’IRPEF. Prima di tornare a casa, il Signor X fa la spesa, la benzina e va a pagare la rata della finanziaria per la nuova TV. Si tratta di tre spese su cui versa IVA e accise. Quindi, il reddito del Signor X viene tassato una seconda volta per il solo fatto di essere stato speso.

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Le altre pene del Signor X

Ma non è tutto. Il Signor X si accorge che, in addebito sul conto corrente dove ha appena ricevuto lo stipendio, c’è la voce relativa ai costi. Lo Stato, in pratica, si è preso un’altra parte del suo reddito, che già aveva tassato prima, a titolo di imposta di bollo sul conto corrente. Quei pochi risparmi che il Signor X è riuscito a mettere da parte gli servono per comprare la casa, dopo anni di affitto. I risparmi del Signor X, già tassati mensilmente con l’IRPEF e annualmente con l’imposta di bollo, vengono poi ritassati all’acquisto dell’immobile. Non solo. Il contribuente non si accorge che paga anche la tassa solo per far trascrivere il passaggio di proprietà. O per far mettere una data a tale atto. O per farlo conservare nel registro immobiliare.

Da allora in poi il signor X diventa un vero e proprio bersaglio a vita per il Fisco, che ogni anno gli farà pagare altre tasse sulla casa. Quali? Una per il fatto di avere la casa (l’IMU). Un’altra per il fatto che questa casa è raggiunta dalla luce pubblica e dalla rete fognaria (la TASI). Un’altra ancora per il fatto che la casa è servita da un servizio di raccolta dei rifiuti (la TARI). E poi il Signor X muore. Ma prima ha deciso di regalare la casa alla figlia che deve sposarsi, o la lascia in eredità alla moglie. Lo Stato interviene anche qui, con l’imposta sulle successioni, che ha le stesse aliquote di quella delle donazioni. Insomma, la casa, già tassata al Signor X, ora viene di nuovo tassata – come se fosse stata appena comprata nuova – alla Signorina Y.

Le tasse invisibili che paghiamo più volte: le cose da sapere

Qual è la tassa che paghiamo tutti? Avete pensato all’IRPEF, vero? No. Perché non la pagano disoccupati, pensionati e dipendenti che non arrivino al minimo tassabile. E’ Il bollo auto. E sapete perché? Perché lo Stato presume che ciascuno di noi sia titolare di almeno un veicolo. D’altronde, il settore automobilistico è una manna per lo Stato. Ogni anno, infatti, incassa da esso più di 70 miliardi di euro.

Di qui un susseguirsi di micro imposte, chiamate in modo diverso solo per occultarle. L’IVA, ad esempio, l’imposta sul valore aggiunto. Ma aggiunto a cosa? Ad ogni passaggio della proprietà del bene? Esatto. E chi lo paga per intero? Il consumatore finale. L’unico della catena che non può scaricare la tassa su un altro soggetto. l’IVA è una delle imposte meglio mimetizzate. Che finiscono per gravare su tutti noi.

Non è tutto. Lo Stato si è poi inventato la tassa per eccellenza, quella a cui nessuno poteva sottrarsi: l’imposta sulla televisione. Non esiste una casa senza TV, no? Ma chiamare una imposta come “tassa sulla famiglia” avrebbe rasentato l’incostituzionale. Così come incostituzionale sarebbe stato tassare l’informazione, la cultura, la cronaca. Così si è chiamata Canone RAI. Una sovvenzione all’informazione pubblica e neutrale. Chi però ha disegnato l’imposta non ha pensato che l’autopagamento è la forma meno efficace, in Italia, per costringere i cittadini a versare le imposte. Così il Governo Renzi ha completato il capolavoro. Non potendo imporre il prelievo all’acquisto della TV, ecco arrivare l’imposta sulla bolletta della luce. Inevitabile, appunto.

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