Le scarpe restano in magazzino per la crisi pandemica

Il comparto calzaturiero italiano sta attraversando uno dei periodi peggiori. Nel primo semestre dell’anno le scarpe restano in magazzino per la crisi pandemica. L’Istat ha calcolato un calo del 34,9% per la produzione industriale e il 36,3% in meno di fatturato. Assocalzaturifici è preoccupato per il destino dei propri associati. Il Centro Studi Confindustria Moda ha effettuato una indagine che non fa dormire sogni tranquilli per il futuro sempre più nebuloso.

La contrazione dei valori produttivi e del fatturato pesa come un macigno sul comparto a seguito della crisi per l’emergenza sanitaria. Le ripercussioni sono evidenti accentuate anche dalla decisa flessione sul fronte dei consumi interni e dell’export.

Come si comportano le famiglie

Durante il periodo di emergenza le famiglie hanno acquistato di più online ma la spesa è scesa del 30%. Durante il lockdown l’export ha registrato dati in negativo: -22% in quantità i mercati dell’Unione Europea, -33,4% quella extra-UE. La scarpa italiana ha un appeal fuori dai confini molto alto: 2 calzature su 3 vengono vendute all’estero. La ripartenza non è stata delle migliori. Gli italiani non hanno effettuato grandi spese. Lo stesso vale per la popolazione straniera che non ha comprato scarpe con il ritmo di sempre.

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I riflessi negativi su aziende e lavoro

La congiuntura negativa riflette anche sull’ambito lavorativo con un decremento di aziende attive e del numero di addetti.

Il campanello di allarme suona inesorabilmente. Le piccole imprese sono allo stremo perché hanno fatto i conti con la carenza di liquidità indotta dalla cancellazione di ordinativi, dalle richieste di reso e dagli insoluti.

Quante scarpe italiane all’estero in 6 mesi

Nei primi 6 mesi del 2020 le scarpe esportate sono state 78,7 milioni di paia. Una situazione emergenziale visto che un anno prima venivano esportate 106 milioni di paia di scarpe. Il calo più vistoso dei volumi si registra in Cina, Usa, Medio Oriente, Hong Kong. Le scarpe restano in magazzino per la crisi pandemica e per l’intero comparto è crisi profonda.

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