Le riforme per fare partire l’Italia

Basta guardarsi in giro per il mondo per avere la certezza che non sono le riforme basate sull’austerity quelle in grado di ridare vigore all’economia.

L’enorme differenza tra la crescita degli Stati Uniti negli ultimi anni e le difficoltà dell’Europa  è stata evidentissima.

E parliamo non di tenere il passo degli USA ma anche a semplicemente avere un minimo di crescita.

Da una parte una Casa Bianca e una FED all’unisono nel contrastare la crisi con manovre decise ed espansive.

Dall’altra un’Europa ancorata ad antichi retaggi teutonici di austerity.

Il fardello del debito pubblico a contrastare le riforme necessarie

Ogni volta che l’Italia, come in questo periodo, prova ad alzare la cresta e muoversi sul piano di riforme in grado di rilanciare l’economia tricolore ecco che da Bruxelles giungono moniti, minacce ed avvertimenti pesanti.

La motivazione è sempre la stessa : il nostro debito pubblico è troppo gravoso per concederci nuovi spazi di manovra.

Ma, dopo anni di delusioni ed impoverimento diffuso, con la disoccupazione quasi raddoppiata dall’era ante-euro, è evidente che in questi diktat UE qualcosa non quadra.

Il peso della rinuncia alla sovranità monetaria

Alla faccia dell’euro come soluzione per una presunta competizione globale,  troppe cose non confermano la bontà della scelta della moneta unica.

Nulla ci toglie dalla testa che nazioni come Danimarca, Svizzera, Svezia ed anche Gran Bretagna se la passino molto meglio di noi proprio grazie alla scelta di avere mantenuto le proprie monete locali.

Sono i numeri dell’economia a dirlo e le riforme diversificate con cui a suo tempo è stata affrontata la crisi a confermarlo.

Ma ora come ora il ritorno a una sovranità monetaria può essere solo accarezzato come progetto a medio lungo termine…a meno che l’euro non imploda di suo…

Il peso di un diverso assetto politico ai vertici UE

Le difficoltà che in questi giorni caratterizzano la definizione della nuova Commissione che guiderà l’UE  erano in parte attese.

Allo stesso tempo però evidenziano come i Capi di Stato europei debbano fare molta attenzione nella formulazione della Commissione stessa.

Una UE che mantenga le attuali distanze coi fabbisogni dei cittadini, favorendo un impoverimento diffuso, aumenterebbe di molto le probabilità che i risultati delle elezioni europee si estendano alle elezioni locali.

Cosa che farebbe cadere altri Governi storicamente affini al sistema.

In questo senso l’Italia col Governo giallo-verde si è già portata avanti…
Se dunque ai vertici UE, spinti dallo spirito di auto-conservazione, si registrerà una maggiore apertura, quali riforme potranno far ripartire l’Italia?

Bene sblocca cantieri e Flat Tax, ma poi?

Il Governo in questi termini si è già dato da fare, varie le riforme già attuate: reddito di cittadinanza e innalzamento delle pensioni minime sono destinati a produrre effetti positivi sul PIL.

Così come lo sblocca cantieri.

E se il Governo non ci cadrà sopra anche la Flat Tax potrà dare impulso ai numeri dell’Italia contribuendo alla riduzione del nero e rimotivando nuove iniziative imprenditoriali e professionali.

Quali altre idee potrebbero essere messe sul tappeto?
Vediamole:

1 riduzione della fiscalità per le aziende che creano nuovi posti di lavoro.

In questo tipo di agevolazione andranno comprese anche aziende che mantengano i medesimi posti di lavoro per scaglioni prolungati nel tempo;

2 de-burocratizzazione e semplificazione di tutte le procedure che lo Stato impone con particolare attenzione alla PMI e alle attività professionali, artigianali e commerciali;

3 Premio di rendimento a scadenza, proporzionato alla durata, per i cittadini italiani che acquistino e mantengano i BTP Italia;

Credo che unitamente a quanto già impostato questi  interventi possano essere di grande aiuto per una vera ripresa italiana.

Poi ovvio occorre anche risparmiare vediamo come:

4 ricarico della Cassa integrazione alle aziende nelle annate in cui producano utili ovvero conversione in azioni a favore dello stato.

Non esiste che le aziende ricorrano alla cassa integrazione negli anni bui e si tengano integralmente gli utili negli anni buoni…

5 si è parlato tanto del taglio agli stipendi dei parlamentari…ma degli stipendi regionali? E dei mega stipendi dei dipendenti dei vari ministeri?

Nessuno può pretendere tagli su diritti acquisiti…ma “sta” gente andrà pure in pensione e a quel punto le nuove assunzioni dovranno avvenire su altre basi  economiche.

Più vicine a quelle dei milioni di italiani che per raggiungere simili stipendi debbono lavorare mesi!

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