Le PMI italiane sono sottocapitalizzate: cosa rischiano?

Le PMI italiane hanno un difetto congenito fin dalla loro costituzione, ovvero sono sempre state sottocapitalizzate.

Questo difetto è stato un po’ attenuato dalla possibilità di ricorrere al credito bancario molto oneroso ma deducibile fiscalmente  fra i costi d’impresa.

Questo problema  dipende dalle poco accorte misure legislative dei governi passati. Infatti essi pensavano che gli imprenditori sarebbero stati invogliati  maggiormente a fare imprese investendo in società di capitali  a responsabilità limitata.

La costituzione delle SRL con un euro di capitale è un provvedimento su questa linea.

Quindi  tutte le società italiane sono  “marchiate” da questo peccato originale, il quale poi si perpetua nel tempo.

L’imprenditore senza capitali societari, visto che basta anche un solo euro per costituire una SRL, per gioco di forza deve fare ricorso alle banche  o alle società  per potersi finanziare.

Quindi deve indebitarsi subito con gli istituti creditizi per avere la quantità di liquidità che serve alla sua impresa.

Visto le leggi attuali e le rilevazioni della Banca d’Italia sulla media dei tassi applicati per gli scoperti di c/c bancario, oltre spese e commissioni varie  gli imprenditori sono costretti a pagare almeno dal 15% al 20% dei propri guadagni  alle Banche per tutto  il periodo di vita societario.

Questa mancanza di liquidità è cronica nel nostro sistema e molte buone società sono state costrette a fallire in quanto non sono riuscite a superare la momentanea  mancanza di credito.

Questa problematica è ancora più stringente per le PMI le quali possono ricorrere  al credito solo se  prestano  garanzie o fidejussioni personali. Quindi  viene meno la possibilità della limitazione della responsabilità patrimoniale dell’imprenditore. Quello che esce dalla porta rientra dalle finestre.

Con gli effetti della crisi economica legata alla pandemia del coronavirus,  le PMI italiane già in bilico con le problematiche legate alla liquidità aziendale e al cash  flow, come potranno  far fronte a tutti gli impegni finanziari periodici?

Avranno tre possibilità:

1) indebitarsi con le Banche, questo vale solo per chi ha un buon credito;

2) chiudere e chiedere il reddito di cittadinanza a carico della collettività;

3) chiedere  la liquidità alle organizzazioni illegali, le quali abbondano di denari liquidi.

Gli imprenditori intelligenti chiuderanno, quelli  più grandi si indebiteranno e quelli  sprovveduti saranno costretti a finanziarsi con denaro con provenienza illegale.

Perché gli imprenditori sceglieranno questa ipotesi che è la peggiore ?  Sicuramente per il fatto che l’imprenditore è un personaggio che come diceva Keynes “sfida il futuro” e rischia.

Ovviamente questi denari non saranno dati per niente e sicuramente una gran parte delle imprese passerà nelle mani o nella gestione di   associazioni illegali. E questo  con le conseguenze relative allo sviluppo economico e sociale sui territori.

Il Governo cosa può fare? Immettere liquidità nel mercato, congelare i pagamenti delle imposte, permettere le compensazioni fiscali che adesso sono molto limitate, e rinviare ogni pagamento il più lontano possibile.

In caso contrario ci troveremo che molti imprenditori per non fallire saranno costretti a saltare dalla padella  nella brace, ovvero le calde e amorose braccia delle associazioni criminali le quali come le spire un serpente lo soffocheranno piano piano.

Il Governo non ha più tempo e deve fare una scelta di politica economica, il tempo per i bei discorsi è veramente finito.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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