Le imprese devono fare i conti con il buco dell’export

La crisi mondiale conseguente al coronavirus sta provocando effetti deleteri in tutti i sensi. Per le aziende non bastano i mancati introiti registrati nel proprio Paese, ora suona un altro campanello d’allarme. Le imprese devono fare i conti con il buco dell’export. La cifra è vicina al miliardo di euro su esportazioni e commesse. Il flusso di insoluti oltre confine sta mettendo a rischio la tenuta di svariate aziende del Belpaese.

Sace, tramite una sua società controllata, ha messo a punto un piano per aiutare le imprese. Il primo atto è un accordo tra Sace Srv e Cribis. La prima è specializzata nel recupero crediti mentre l’altra è una società controllata dal gruppo Crif.

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L’obiettivo fissato tra le parti è recuperare quanti più crediti sui mercati internazionali. L’emergenza Covid-19 ha generato, infatti, uno scenario di forte tensione sul piano finanziario. C’è un precedente: nell’ultimo anno Sace Srv ha recuperato oltre confine 50 milioni di euro per 30mila aziende.

Crediti commerciali affondano l’azienda

La pandemia del coronavirus ha affossato le aziende perché sono aumentati i crediti commerciali non onorati. L’economia italiana si regge sull’export-oriented. Quando viene a mancare l’introito da questo mercato la situazione si fa difficile. Le commesse non pagate all’estero pesano sugli scambi commerciali. Il problema principale delle aziende italiane, dunque, è recuperare i crediti oltre confine. Purtroppo ottenere quanto dovuto al di fuori dell’Italia è alquanto macchinoso e complesso. Le aziende, per ottenere i crediti, devono, infatti, conoscere normative e procedure che variano di Stato in Stato. La strada si fa ardua e difficile soprattutto quando il recupero crediti deve avvenire in Paesi al di fuori dell’Ue.

Cosa ha previsto il Decreto Rilancio

Il Governo, con il Decreto Rilancio, ha inserito una norma finalizzata a preservare la continuità degli scambi commerciali tra aziende. Le imprese possono rivolgersi alle assicurazioni dei crediti commerciali, quest’ultime garantite da Sace. Purtroppo questo strumento non è entrato ancora in vigore. Il Ministero dell’Economia e Finanze non ha emanato il Decreto attuativo. Le imprese devono, quindi, fare i conti con il buco dell’export oltre che con la lentezza della burocrazia.

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