Le “Emergenti” tensioni che vengono dai Paesi Sud Americani

A cavallo della precedente decade i Paesi emergenti Sud Americani, erano un importante volano dell’economia mondiale, il Brasile occupava un posto importante tra i BRICS, ma anche economie come quella cilena, venezuelana e argentina avevano avuto i propri momenti di splendore.

Poi la caduta del prezzo del petrolio con il minimo del 2016, la grande corruzione politica, le annuali svalutazioni a doppia cifra, stanno di nuovo portando tutto il continente Sud Americano verso una  grande instabilita’ sociale, monetaria e con recessioni sempre piu’ profonde.

Tutto questo potra’ impattare in qualche maniera sul ciclo economico attuale?

In questi giorni l’Argentina e’ tornata sulle prime pagine, il primo Paese sovrano a fare default nel 2001, i Tango Bond che toccarono le tasce di 400.000 risparmiatori italiani, ha visto tornare i suoi tassi di interessi in questo inizio maggio 2018 alla stratosferica cifra del 40%.

Anche le politiche del nuovo Presidente e la forza del dollaro Usa stanno scuotendo di riflesso molte delle valute Sud e Centro Americane, anche la valuta messicana  che dopo le turbolenze di inizio mandato Trump sta tornando ad indebolirsi anche senza la costruzione del famoso muro.

E’ inutile parlare del continuo sgonfiarsi del Bolivar venezuelano, svalutatosi di un ulteriore 100% in questo inizio 2018. Per questo Maduro ha proposto di creare una cryptovaluta venezuela, ormai la moneta locale ha perso importanza sia nel commercio internazionale  sia tra i cittadini venezuelani sempre piu’ sottoposti ad una crisi sociale spaventosa.

Qui a Tenerife giornalmente incontro venezuelani, giovani e meno giovani che si sono trasferiti alle Canarie in questi ultimi otto anni, gli occhi tristi bilanciano sfortunatamente l’accento “dulce” della gioventu’ venezuela. Ho anche incontrato molti italiani che hanno lavorato per decenni in Venezuela e che ora ricevono una pensione locale, utile solo per comprare le sigarette.

In questi anni il caro affitti sull’isola (+26% in 12 mesi) viene trainato  anche dai grandi movimenti migratori di argentini, uruguagi, colombiani, venezuelani, che grazie a passaporti italiani o spagnoli (ereditati da  avi che avevano fatto la rotta al contrario) riescono ad avere la residenza, un lavoro e una speranza a Tenerife e nella tanto bistrattata Unione europea.

Sulle pagine dei quotidiani italiani e europei ho trovato poco spazio a questa nuova crisi  delle valute, delle economie e dei debiti Sud americani, sicuramente vivere in un’isola da cui partivano le navi spagnole verso il Nuovo mondo e leggere “prensa ispanica” aiuta il mio interesse sull’argomento.

Rammento poi che molte banche spagnole hanno fatto milioni di utili negli ultimi due anni proprio nei Paesi ispano hablanti, come la stessa Telefonica e altre grandi imprese spagnole. Un acuirsi della crisi nei Paesi del Sud America potrebbe quindi impattare sulla UE proprio tramite la Spagna!

Ricordo una cena nel 2016 con un giovane ingegnere argentino che studiava in Francia, gli chiesi con quale stato d’animo si vivesse a Buenos Aires?

Lui scrollando le spalle, mi rispose: “molto alla giornata, senza poter troppo pensare al futuro”…

Quindi per mesi gli analisti finanziari hanno guardato preoccupati alla Corea del Nord, alla Siria, al Brexit, forse la situazione Sud Americana meriterebbe maggiore attenzione in una fase di ciclo economico molto maturo!

Dott. Riccardo Barbuti

Alternativa Tenerife

 

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