Le cose da sapere per tutelarsi sul conflitto di interessi nella consulenza in banca

Le cose da sapere per tutelarsi sul conflitto di interessi nella consulenza in banca. La consulenza finanziaria, in Italia, è un argomento spinoso. Lo è da tempo, purtroppo, perché presenta diverse criticità. Tra queste, ovviamente, spicca il fatto che i consulenti abilitati all’offerta fuori sede siano pagati a provvigione. Provvigione sul valore totale del patrimonio in gestione che fanno sottoscrivere ai clienti. E che ai clienti vengano preferenzialmente proposti prodotti sui quali c’è un margine provvigionale maggiore, ovviamente. Anche a scapito di perfomance migliori, a parità di strumenti.

Ma non c’è solo questo problema, purtroppo. Di recente se n’è evidenziato un altro. Sollevato da diversi casi. Casi che sono stati portati anche all’attenzione dell’autorità di sorveglianza competente. E riguardano l’applicazione della Direttiva MIFID II. Nello specifico, di quella che è una delle sezioni più importanti. Cioè il questionario di profilazione. Che è un argomento molto importante per un risparmiatore.

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Questa normativa, infatti, è improntata a una maggiore trasparenza e a una migliore protezione del cliente. Perché? Perché prevede che il consulente finanziario raccolga ogni informazione utile a inquadrare le conoscenze e le esperienze del cliente. Al fine ovvio di poterlo indirizzare sulla strada giusta. Verso il raggiungimento dei propri obiettivi di investimento. Come? Facendo compilare al cliente un questionario, che si chiama appunto “questionario MIFID”.

Le cose da sapere per tutelarsi sul conflitto di interessi nella consulenza in banca

Questa è la teoria. La realtà, ahinoi, ci dice altro. Ci dice che nel passato e anche nel presente ci sono intermediari e consulenti che, in banca, rispondono al posto dei loro clienti. Per carità. Sono una infinitesima minoranza. E non è certo un comportamento diffuso. Ma esiste, ed è certificato da denunce a CONSOB ed alla magistratura competente. Questi consulenti hanno un obiettivo semplice. Cercano di manipolare le risposte del cliente. Ma perché? Beh, per aumentare la profilatura. E far risultare quel cliente con un profilo di rischio/rendimento più aggressivo di quanto non voglia.

L’obiettivo finale è quello di fargli sottoscrivere prodotti o strumenti finanziari magari più rischiosi. Sono persone crudeli quei pochi che hanno un comportamento così palesemente non deontologico? No, hanno solo a cuore loro stessi. Perché su quei prodotti più rischiosi loro hanno certamente delle provvigioni maggiori. Oppure gli vengono girate una parte delle commissioni di performance. Quelle che si ottengono quando un fondo sovraperforma il proprio indice di riferimento.

Purtroppo il denaro fa fare cose agli uomini che nient’altro fa fare. Non facciamo di tutta l’erba un fascio, chiaramente. Si tratta di pochi casi isolati. Ma purtroppo ci sono, e sono documentati. Quindi, quando dovrete fare il questionario di profilazione, compilatelo voi. Onestamente. Ma fatelo da soli.

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