Le convivenze di fatto come sono tutelate dalla legge?

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Cosa è cambiato con la Legge Cirinnà?

L’approvazione  ha portato alla regolamentazione delle convivenze di fatto e all’istituzione delle unioni civili per le coppie omosessuali.

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Cosa sono le convivenze di fatto?

I conviventi di fatto, come stabilito dalla Legge Cirinnà, sono “due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, matrimonio o unione civile”.

Non sono considerate convivenze di fatto quelle in cui uno dei conviventi sia separato dal precedente matrimonio ma non divorziato.

Come si formalizza una convivenza di fatto?

Effettuando una dichiarazione all’anagrafe del Comune di residenza.

I due conviventi dovranno dichiarare all’ufficio anagrafe di costituire una coppia di fatto e di coabitare nella stessa casa.

La dichiarazione potrà essere sottoscritta di fronte all’ufficiale d’anagrafe o inviata tramite fax o via telematica.

In questo modo, i dichiaranti potranno ottenere il certificato di stato di famiglia.

Pertanto, ciascuno dei conviventi, ha diritto a permessi retribuiti per assistere l’altro in caso di grave bisogno (legge 104).

Ha diritto all’assistenza carceraria e a quella medica, ad avere alimenti in caso di separazione (non di assegni di mantenimento ma il minimo per la sussistenza).

Ha diritto ad avere l’eventuale riconoscimento del danno in caso di morte o danni fisici.

E’ obbligatorio formalizzare la convivenza?

Le convivenze di fatto non devono essere obbligatoriamente registrate all’anagrafe.

Anche in mancanza della registrazione, si parla di convivenza di fatto non formalizzata purchè il rapporto sia stabile e duraturo.

I due conviventi, che non formalizzano la convivenza, secondo la recente giurisprudenza, costituiscono una coppia di fatto, ma non godono dei diritti propri delle convivenze di fatto formalmente registrate.

Cosa sono i contratti di convivenza?

Rappresentano un’ulteriore garanzia che permette alla coppia di conviventi di disciplinare i rapporti patrimoniali. Come per la registrazione all’anagrafe, i conviventi non sono obbligati a stipulare il contratto.

Il contratto permette alla coppia di stabilire delle regole che saranno ufficialmente riconosciute a loro tutela.

Firmando il contratto i conviventi possono scegliere il regime della comunione dei beni, non consentito alle coppie di fatto non registrate. Il regime patrimoniale scelto può in ogni caso essere cambiato dai conviventi in qualunque momento.

Attraverso il contratto possono disciplinare la ripartizione dei compiti e delle risorse economiche della coppia.

Inoltre, il contratto può contenere indicazioni relative al luogo di residenza dei conviventi.

Il contratto di convivenza non può essere sottoposto a termine o condizione.

Non può essere rescisso per contratto al verificarsi di un particolare evento o al termine di un certo periodo di tempo.

Lo scioglimento del contratto di convivenza

Per sciogliere il contratto è necessaria l’esplicita richiesta di almeno uno dei due conviventi

Contratti di convivenza 4 anni dopo la Legge Cirinnà

I numeri ufficiali, tuttavia, registrano un numero piuttosto basso di convivenze di fatto formalmente ufficiali.

Perché non funzionano?

Intanto, la gente non è informata, i più non sanno nemmeno che esistono i contratti di convivenza.

Inoltre, le persone che scelgono di convivere preferiscono non avere i legami di un contratto scritto e se proprio a un certo punto decidono di sottostare a i vincoli di un contratto pensano che allora tanto vale sposarsi!

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